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Confesercenti, saldi a Torino chiudono a -15/20%

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 29 Febbraio, 2024, 15:36:09 di Maurizio Barra

Domani, venerdì 1 marzo, si
concludono i saldi invernali e il bilancio è amaro: a Torino e
provincia sette commercianti su dieci hanno registrato un
peggioramento dell’andamento delle vendite rispetto allo scorso
anno; il resto si limita a parlare di una tenuta degli acquisti
e quasi nessuno regista un incremento. È quanto emerge dal
sondaggio condotto da Confesercenti fra gli operatori.

   
A Torino il volume delle vendite è in calo del 15% nelle zone
centrali e arriva al 20% in periferia. “Salvo i primi giorni in
cui le vendite sono state tutto sommato soddisfacenti, per il
resto del periodo sono rimaste al palo. È sicuramente una delle
peggiori stagioni degli ultimi anni. Ancora una volta hanno
pesato negativamente il clima particolarmente mite e le
difficoltà economiche delle famiglie” dice Micaela Caudana,
presidente di Fismo-Confesercenti, l’associazione dei
commercianti di abbigliamento e calzature.

   
Secondo i commercianti interpellati, soltanto nei primi
quindici giorni lo scontrino medio è rimasto in linea con le
aspettative della vigilia (130 euro); poi si è inabissato sotto
i cento euro anche perché le temperature degli ultimi mesi non
hanno invogliato agli acquisti di capi pesanti (cappotti,
giacconi, piumini), i più costosi. I consumatori si sono
orientati piuttosto su magliette, camicie e scarpe. Sotto accusa
da parte di commercianti anche il fatto che il settore
dell’abbigliamento continua a essere in balìa di sconti e
promozioni senza alcuna regolamentazione: il che – secondo la
Fismo-Confesercenti – sottrae ai negozi di vicinato del Piemonte
un fatturato di oltre 250 milioni all’anno. Gli ordinativi per
la prossima stagione si registra un calo superiore al 10%.

   
“I saldi sono soltanto uno dei campanelli d’allarme della
crisi del settore: stiamo assistendo da tempo alla lenta agonia
dei negozi di abbigliamento, il cui numero è diminuito di circa
un terzo negli ultimi dieci anni. Un fenomeno, questo, che sta
subendo un’accelerazione: nel 2023 per ogni impresa nata,
quattro hanno cessato l’attività” conclude Giancarlo Banchieri,
presidente di Confesercenti.

   

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