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Prende il via a Parigi il processo sulla strage mercato di Natale a Strasburgo

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Ultimo aggiornamento 29 Febbraio, 2024, 13:03:28 di Maurizio Barra

PARIGI – Si apre oggi a Parigi il processo per l’attentato del dicembre 2018 a Strasburgo, nell’est della Francia, dove furono uccise 5 persone che passeggiavano nel tradizionale mercatino di Natale. Imputati presenti in aula sono 4 uomini, sospettati di aver avuto un ruolo nell’organizzazione dell’attentato e nella fornitura delle armi all’individuo entrato in azione, un radicalizzato che fu ucciso dalle forze dell’ordine dopo 48 ore di caccia all’uomo.

Il processo durerà 5 settimane davanti alla Corte d’assise speciale, composta unicamente da magistrati. Un quinto sospetto, che era stato rinviato a giudizio, ha visto la propria posizione stralciata dal processo principale a causa del suo stato di salute. Potrebbe essere giudicato in seguito da solo e per un periodo più breve.

La sera dell’11 dicembre 2018, Chérif Chekatt, 29 anni, fece irruzione nel mercatino natalizio affollato di gente e aprì il fuoco gridando “Allahu Akbar”. In 10 minuti uccise 5 persone (tra cui il 29enne Antonio Megalizzi, morto tre giorni dopo) e ne ferì altre 11. Fuggì poi a bordo di un taxi, il cui conducente – Mostafa Salhane – era riuscito a convincere l’attentatore, ferito a fermarsi per medicarsi. Approfittando di un momento di disattenzione di Chekatt, si mise al volante e partì in direzione del più vicino commissariato. Permise così agli inquirenti di identificare il terrorista, recidivo, condannato ben 20 volte in Francia per reati comuni e schedato “S”, a rischio radicalizzazione islamica.

Ricercato attivamente per 2 giorni, Chekatt fu ritrovato nel quartiere del Neudorf e ucciso in una sparatoria con la polizia. Il giorno dopo, lo Stato islamico rivendicò l’attentato. A casa dell’attentatore fu ritrovato un giuramento di fedeltà all’Isis. I cinque finiti poi sotto processo per aver fornito armi all’attentatore, fra cui un revolver d’ordinanza utilizzato nella strage del mercatino, furono arrestati nei giorni seguenti. La qualifica di reati “terroristi” è stata confermata soltanto per uno di loro, Audrey Mondjehi, ex compagno di carcere di Chekatt. Sarà giudicato per complicità in omicidio plurimo e rischia l’ergastolo.

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