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La nostra acqua è contaminata? Il caso finisce in Procura

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 1 Marzo, 2024, 01:20:32 di Maurizio Barra

Sale di livello la battaglia di Greenpeace Italia sulla presenza di sostanze inquinanti nell’acqua delle nostre fontane. Dopo il rapporto shock diffuso nei giorni scorsi, l’associazione ambientalista ha deciso di rivolgersi alla magistratura mettendo nel mirino, in quella che appare una vera e propria “guerra delle analisi”, addirittura la Regione.

Tutto era cominciato a inizio febbraio, quando Greenpeace aveva diffuso un rapporto riguardante la contaminazione da PFAS (sostanze perfluoro alchiliche) nelle acque potabili del Piemonte, con 70 comuni dell’area metropolitana di Torino, incluso il capoluogo, coinvolti e circa 125mila persone che potrebbero aver bevuto acqua contaminata da PFOA, una molecola del gruppo dei PFAS classificata come cancerogena per gli esseri umani.

Adesso Greenpeace ha depositato una serie di esposti presso le procure di Torino, Ivrea, Alessandria e Novara. Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia, denuncia “una situazione di inquinamento fuori controllo”, con la Regione Piemonte accusata di sottovalutare la gravità del problema. I reati che gli esposti chiedono di verificare sono disastro ambientale o innominato, e omissione di atti d’ufficio conseguente il mancato rispetto della normativa sull’accesso agli atti.

«I nostri esposti confermano quanto la situazione PFAS in Piemonte sia fuori controllo. La Regione, il massimo organo sanitario, sembra non essere a conoscenza dell’operato delle proprie agenzie o si macchia di un reato per non rispondere alle istanze di Greenpeace. Nell’alessandrino gli enti pubblici hanno permesso per anni l’erogazione di acqua contaminata e si sono attivati solo dopo l’interessamento di Greenpeace e solo in alcuni comuni. Tutto questo è inaccettabile» ha detto Ungherese.

Secondo Greenpeace la Regione dovrebbe avere i dati in questione, dal momento che le analisi sulle acque potabili sono condotte da anni da ARPA Piemonte e ASL Alessandria, enti che rispondono alla stessa Regione.

Nella città metropolitana di Torino, la presenza di un PFAS specifico, il cC6O4, prodotto esclusivamente da Solvay Specialty Polymers di Alessandria, è stata rilevata nelle acque potabili di ben quattordici comuni. Un dato inquietante che solleva una serie di interrogativi: come può una sostanza inquinante prodotta ad Alessandria finire nelle acque potabili di Torino e di altri comuni molto distanti? E poi c’è il PFOA, un noto cancerogeno, la cui presenza è stata accertata in decine di comuni, compresi alcuni della Val di Susa, esponendo potenzialmente a rischio la salute di 125mila persone.

Il rapporto di Arpa si basa su ricerche condotte in maniera autonoma, e con laboratori di analisi indipendenti, soprattutto su fontane pubbliche, in particolare quelle di giardini e parchi o vicino ad aree giochi. Settimane fa, quando pubblicammo la notizia, la Smat aveva diffuso una nota dicendo che “L’acqua prodotta e distribuita ai cittadini dell’Area Metropolitana Torinese rispetta i rigorosi standard di sicurezza e qualità prescritti dalla legislazione vigente, garantendo la salubrità per i consumatori”.  Precisando che “la direttiva europea 2184 del 2020, che sostituisce la precedente 98/83/CE, introduce alcuni importanti cambiamenti per migliorare la protezione della salute umana e fissa i valori limite per nuove sostanze tra le quali proprio i Pfas, individuando 20 composti la cui sommatoria non deve superare i 100 nanogrammi/litro ossia 0,1 microgrammi/litro. Smat sottolinea inoltre che, sin dal 2018, ha attivato diverse campagne di monitoraggio. “I risultati ad oggi evidenziano che tutti i campioni già rispettano il valore di 0,1 microgrammi/l previsto dal D. Lgs. 18 del 2023 per 24 composti (quattro in più rispetto quanto previsto dalla direttiva Ue) ed anzi, nella stragrande maggioranza dei Comuni monitorati sono state riscontrate concentrazioni inferiori al limite o la loro totale assenza”. 

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