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S&P, 'social media possono accelerare le crisi delle banche'

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Ultimo aggiornamento 1 Marzo, 2024, 02:23:29 di Maurizio Barra

I commenti, messaggi e le informazioni (a volte false) sui social media non possono causare la crisi di una banca ma di certo possono accelerarla, causando sfiducia nei clienti e rendendo più veloce la loro fuga dai depositi. Come spiega un rapporto di S&P infatti “le banche dovrebbero monitorare i social media” che contano oramai cinque miliardi di utenti “nell’ambito delle proprie strategie di gestione del rischio di liquidità.

Le discussioni in rete sono potenzialmente in grado di accelerare il deflusso dei depositi presso gli istituti di credito strutturalmente deboli e hanno contribuito ad alcuni recenti fallimenti bancari, in particolare al crollo della Silicon Valley Bank nel marzo 2023.” In tutti i casi di crisi nel 2023 “le banche in difficoltà presentavano problematiche di fondo, tra cui squilibri finanziari, carenze strutturali e notevoli lacune nella gestione del rischio e nella governance. Tuttavia, nel momento in cui una banca è vulnerabile alle tensioni di liquidità, l’attività sui social media (a prescindere dalla veridicità) può rapidamente esporre le debolezze, erodendo la fiducia dei clienti e accelerando i deflussi di depositi”.

S&P rileva differenze sostanziali nelle minacce poste dalle piattaforme aperte (Facebook, Instagram, LinkedIn e X), che possono essere esaminate (anche legalmente) da banche e autorità di regolamentazione, e dalle piattaforme dominate da “gruppi privati” (WhatsApp, Signal e Discord). “La diffusione di informazioni dannose può essere difficile da monitorare nei gruppi privati, limitando la capacità di banche e autorità di regolamentazione di reagire in modo efficace. Al contempo, le piattaforme aperte possono raggiungere rapidamente un pubblico massiccio, rendendo difficile il controllo dei danni” sottolinea l’agenzia di rating. 
   

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