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Flop per le riforme a Cuba, sale l'inflazione e crolla il peso

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Ultimo aggiornamento 4 Marzo, 2024, 11:48:37 di Maurizio Barra

Le misure economiche introdotte dal
governo di Cuba nel tentativo di contenere l’inflazione e dare
slancio all’economia sempre più in crisi hanno ottenuto finora
l’effetto contrario. Da quando il ‘pacchetto economico’ è
entrato in vigore il primo marzo ha causato infatti un rapido e
generalizzato aumento dei prezzi e il crollo della valuta
nazionale, con il dollaro che passa di mano alla cifra record di
314 pesos e l’euro a 320. Le misure adottate dal governo
comprendono l’aumento di oltre il 500% del prezzo del
carburante, delle tariffe per i servizi di base – tra cui
l’energia elettrica – e dei biglietti per i trasporti a lunga
percorrenza. Il governo ha disposto inoltre l’eliminazione del
sussidio al paniere alimentare di base.

   
La riforma arriva in un momento di profonda crisi per Cuba,
che affronta la peggiore recessione economica in sessant’anni,
caratterizzata dalla contrazione del pil del 2% (2023), dal
tasso di inflazione (a dicembre dello scorso anno) al 30% annuo
e da una grave svalutazione della peso. Il risultato a Cuba
l’88% della popolazione vive in condizione di povertà. Il
salario minimo sull’isola è inferiore a 7,5 dollari, il salario
medio mensile raggiunge a malapena i 15 dollari e le pensioni
minime non superano i 5 dollari al mese. Redditi insufficienti
rispetto al costo della vita tanto che nei giorni scorsi il
governo è stato costretto per la prima volta nella storia a
chiedere aiuto al Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu
per l’impossibilità di garantire il latte per i bambini fino a
sette anni. In precedenza le autorità avevano annunciato di
avere scorte necessarie per garantire la produzione di pane solo
fino alla fine del mese.

   
La crisi economica, la mancanza di cibo e l’incertezza sul
futuro del Paese hanno causato negli ultimi due anni il più
grande esodo dall’isola dalla rivoluzione castrista del 1959.

   
Tra il 2022 e il 2023 almeno 533.000 cubani – circa il 5% della
popolazione – hanno lasciato l’isola per gli Stati Uniti, 37.000
che hanno chiesto rifugio in Messico e i 22.000 hanno scelto
l’Uruguay, oltre a quelli che si sono trasferiti illegalmente in
molti Paesi dell’America latina e in Europa, soprattutto in
Spagna.

   

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