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Robaldo, 'ridaremo vita a ponte storico' sul torrente Gesso

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 5 Marzo, 2024, 00:04:05 di Maurizio Barra

“Con questo intervento ridaremo
nuova vita e un futuro a un ponte storico che risale al 1895 e
che potrà continuare il suo servizio per molti altri decenni. Mi
fa molto piacere che la storia di questo ponte, costruito a
Savigliano dalla Società nazionale officine torni dopo tanti
anni a Savigliano grazie alla progettazione della società
saviglianese Lga Engineering”. Così il presidente della
Provincia, Luca Robaldo, durante il sopralluogo di stamattina al
cantiere del ponte in ferro sul torrente Gesso, detto ponte del
Ciadel, lungo la strada provinciale 21 tra Borgo San Dalmazzo,
Fontanelle di Boves e Roccavione. Qui la Provincia ha avviato a
inizio ottobre scorso un intervento di messa in sicurezza
strutturale, sismica e idraulica del manufatto che dovrebbe
concludersi entro l’estate.

   
Accanto al presidente Robaldo, erano presenti anche il
consigliere provinciale delegato Vincenzo Pellegrino, la sindaca
di Borgo San Dalmazzo Roberta Robbione, la funzionaria della
Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le
province di Alessandria, Asti e Cuneo – Alta sorveglianza
Stefania Manassero.

   
L’intervento ha lo scopo di proteggere l’infrastruttura con
lavori di rispristino, rinforzo e restauro, per rispondere alle
esigenze di transitabilità, sicurezza strutturale e sismica,
durabilità, esigenze paesaggistiche e di conservazione del bene
di interesse storico. L’opera è finanziata dal ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti per un costo complessivo di circa
2.000.000 di euro di cui 1.323.000 euro per l’esecuzione dei
lavori e 677.000 per somme a disposizione dell’amministrazione.

   
Il ponte, lungo suddiviso in 15 campi con una luce netta
totale pari a 76,50 metri per una sagoma carrabile pari a 4,20
metri di larghezza e 4,50 metri di altezza interna, si è
mantenuto nel tempo sostanzialmente integro nella sua originaria
identità architettonica e costituisce pertanto una significativa
testimonianza materiale del diffuso rinnovamento tecnologico a
favore di infrastrutture viarie di fine XIX secolo nel
territorio cuneese.

   

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