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>ANSA-LA-STORIA/ Perseguitata da anni esorta altre, 'denunciate'

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 7 Marzo, 2024, 07:27:33 di Maurizio Barra



(di Michela Magnifico)
Da sei anni vive in un incubo
perché il suo stalker dopo una prima condanna e due anni
scontati ai domiciliari ha ripreso a perseguitarla. Dopo averlo
denunciato una seconda volta Anna (nome di fantasia, ndr) una
cinquantenne della provincia di Foggia attente fiduciosa l’esito
del secondo processo e, in vista dell’8 marzo, rivolge un
appello alle altre donne che sono nella sua condizione:
“denunciate, chiedete aiuto ai centri antiviolenza”.


   
Fino a sei anni fa ha avuto una vita tranquilla, sposata con
figli e la passione per lo sport. Poi tutto è cambiato quando un
uomo – che poi si è scoperto avere precedenti penali – ha
iniziato a manifestare, non ricambiato, interesse per lei.


   
“Lo conoscevo di vista, lo vedevo qualche volta in paese
sebbene per anni era stato fuori per vicissitudini legali e
all’inizio credevo fosse una coincidenza il fatto di
ritrovarmelo in ogni luogo frequentassi io – racconta – Ad un
certo punto ha dichiarato il suo interesse per me. Io l’ho
chiaramente allontanato dicendogli che avevo una famiglia e
nessuna intenzione di instaurare una relazione con lui. Da
allora la mia vita è diventata un inferno”. Sono così arrivate
le minacce, gli insulti in strada, passando per la distruzione
di auto delle persone a lei vicine, fino a che Anna ha trovato
il coraggio di denunciare. “Sono andata dai carabinieri che
hanno raccolto la mia denuncia e hanno cercato di rassicurarmi.


   
Lui è stato arrestato e poi condannato a due anni scontati ai
domiciliari”. “Mi sentivo un po’ più serena e stavo recuperando
i miei spazi, la mia libertà. Ma nel frattempo avevo perso le
mie amiche che, forse, mi ritenevano in qualche modo
responsabile dell’atteggiamento ossessivo di quell’uomo nei miei
confronti”. “E poi – racconta ancora – l’incubo è ritornato in
maniera più impressionante quando l’uomo è tornato libero. Ha
ripreso a perseguitare e minacciare nuovamente me e i miei
familiari e l’ho denunciato nuovamente ed ora si è in attesa del
nuovo procedimento giudiziario”. “Nel frattempo, però – dice
ancora – tutti mi hanno voltato le spalle. Ho anche scritto una
lettera nel caso in cui mi accada qualcosa. Non voglio nessuno
ai miei funerali. La gente piange solo quando ormai è inutile ma
ti giudica severamente quando invece potrebbe fare qualcosa. C’è
una mentalità ancora chiusa, medioevale che richiama molto il
patriarcato”.


   
Durante l’ultimo periodo prima della nuova denuncia Anna ha
trovato la mano tesa delle operatrici del Centro antiviolenza
gestito dall’associazione Impegno donna che l’hanno consigliata,
tutelata e guidata verso un nuovo percorso fatto di attenzioni
per la propria persona. “Sto seguendo corsi di cucina, danza -
racconta – interessanti perchè mi stanno permettendo di
riscoprire il mio corpo e soprattutto perchè ho trovato altre
donne nella mia stessa situazione con cui condividere il mio
dolore. Ci confidiamo e non ho bisogno di spiegare loro di
essere io la vittima”. “Alle donne dico di denunciare. Di
rivolgersi ai carabinieri, ai centri antiviolenza. Dovete farlo.


   
E’ l’unico modo per provare a salvarvi”.


   

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