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Era lui il vero Guitar Hero! Ciao, Luigi

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 7 Marzo, 2024, 11:56:26 di Maurizio Barra

Se sei stato ragazzo negli anni ’80 e ti veniva voglia di suonare la chitarra, allora sei stato da lui. Non si scappa. Una chitarra “studio”, classica e classicissima, oppure un poco più piccola e adatta ai ragazzi: i primi tentativi di mettere le dita sulle corde di nylon, seguendo quei libretti sottilissimi da titoli come “La chitarra per tutti”, “Chitarra facile” e poi via con i canzonieri con gli accordi dei principali successi. Poi, quando finivi per odiare “La canzone del sole” di Battisti, se non passavi da un maestro di chitarra che ti desse sonore stangate per tutto quanto di devastante avevi imparato da autodidatta, guardavi quelle meraviglie elettriche, imparavi due o tre power chords e via: era subito punk! Eri subito un Guitar Hero. A meno che, come mezzo liceo, non provassi a fare il Solieri della situazione cantando Vasco Rossi – ma noi amavamo Massimo Riva e la chitarra ritmica, ce lo aveva insegnato Joe Strummer, poteva fare più danni.

Ma il vero Guitar Hero, per noi che andavamo da Scavino o da Merula, o ad ascoltare i nuovi dischi gratis da Maschio – c’era chi aveva un “pusher” di musica a San Paolo, o a Collegno vicino alla Coop, dove trovavi anche l’usato -, non era un chitarrista da palco: era Luigi, il signore delle chitarre. Liutaio per arte e per passione di famiglia, Luigi Ferrarotti era il titolare della Ferrarotti Chitarre, la fabbrica di Torino che produceva strumenti artigianali, e ancora li produce, unica in Italia nella sua dimensione artigianale.

Luigi non c’è più. Se n’è andato a 88 anni pochi giorni fa. La fabbrica vive ancora, però, grazie al figlio Roberto, eccezionale chitarrista anche lui. Ed è bello, anche nel momento in cui si dà un saluto o si lascia un messaggio di cordoglio, ripercorrere la storia di questa straordinaria impresa di famiglia.

Si comincia sempre con un Luigi, il nonno. Nato nel 1878 a Robella di Trino, nel vercellese, di famiglia contadina, è come il Nuto di Cesare Pavese: suona nella banda musicale del paese, ma è anche un valente falegname. All’inizio del ’900 si trasferisce a Torino con la moglie e i tre figli trovando lavoro proprio come falegname presso la Società Tranviaria Belga, non dimenticando la passione per la musica che nel frattempo insegnava. Inizia a costruire chitarre e mandolini e nel 1911 partecipa all’Esposizione Internazionale di Torino, dove viene premiato.

A quel punto decide di dedicarsi solo all’attività di liutaio, con un laboratorio prima in corso Casale e poi in corso Vercelli, dove rimane fino al 1954 con la collaborazione del figlio Dionigi. L’attività si trasferisce poi nei più ampi locali di via Thures sull’onda della grande diffusione ottenuta dalla chitarra in quegli anni. A questo punto, arriva Luigi, figlio di Dionigi e parte la rivoluzione della Ferrarotti, aggiungendo la produzione di contrabbassi e chitarre semiacustiche elettrificate, conservando e ampliando la fabbricazione di chitarre classiche da concerto e studio.

Ancora oggi la fabbrica, ormai una realtà nazionale, è ancora lì in via Thures, e Roberto ha preso le redini dell’azienda. Anche se fino all’ultimo Luigi ha continuato a lavorare nel suo laboratorio, a produrre quei suoi amati strumenti che tantissimi hanno suonato e amato, anche gente che della musica ha fatto una professione. Chiedete a chiunque a Torino, al jazzista Max Gallo o a Gabry Ponte, ai Franti, a chiunque abbia fatto o faccia musica se, almeno una volta, non ha avuto fra le mani una Ferrarotti. Ciao Luigi, eri il nostro Guitar Hero.

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