Ultimo aggiornamento 7 Marzo, 2024, 08:08:46 di Maurizio Barra
«Speculazioni» e «disinformazione» sulla vicenda dei presunti dossieraggi, falle nel sistema della sicurezza informatica e la minaccia esistente di un mercato parallelo di informazioni riservate. Sono alcune delle denunce del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo nella sua audizione fiume di mercoledì 6 in commissione parlamentare antimafia, durata circa quasi cinque ore, alla quale lui stesso aveva chiesto di essere ascoltato, così come il titolare dell’inchiesta a Perugia Raffale Cantone. Gli sviluppi si rincorrono di ora in ora ma un punto chiave è l’esistenza o meno di eventuali complici di Pasquale Striano, il finanziere indagato, per la non escludibile esistenza di una regia occulta. Le sue condotte «mi paiono difficilmente compatibili con la logica della deviazione individuale», dice Melillo.
Pasquale Striano, chi è l’uomo chiave
Tutto parte da una denuncia del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Centinaia di accessi abusivi al sistema informatico delle segnalazioni di operazioni sospette (Sos), sbirciando negli affari e nei conti di politici e vip del mondo dello spettacolo e dello sport. L’uomo chiave dell’inchiesta della procura di Perugia, che indaga sugli ingressi informatici alle banche dati della Procura nazionale antimafia, è il luogotenente della Guardia di finanza Pasquale Striano, il quale avrebbe consultato quei file senza averne il titolo. Almeno ottocento volte in due anni, tra il 2021 e il 2022, ma al momento non sarebbe ancora emersa alcuna attività di dossieraggio e il militare ha sempre sostenuto la correttezza del suo comportamento. Come detto c’è anche l’ipotesi degli inquirenti che il finanziere possa avere avuto un mandante, un sospetto che però non ha trovato finora riscontro negli accertamenti dei magistrati.
Il rebus sulle finalità delle operazioni
Tecnicamente Striano, in quanto ufficiale di polizia giudiziaria, avrebbe potuto consultare quei file su impulso di specifiche indagini che riguardano il riciclaggio nell’ambito di organizzazioni mafiose o per terrorismo, ma non si spiega il perché sulle ricerche di determinate persone che niente hanno a che fare con queste ipotesi di reato. È anche per questo che il punto interrogativo dell’indagine resta come siano state utilizzate le informazioni recuperate nelle banche dati del luogotenente, indagato per accesso abusivo a sistemi informatici, falso e abuso d’ufficio. Si tratta degli stessi reati che riguardano l’altro personaggio cruciale nell’inchiesta, il sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati, che allo stesso modo respinge le accuse. La procura di Perugia contesta al magistrato quattro accessi abusivi. Secondo gli accertamenti in alcuni momenti i due avrebbero operato insieme mentre altre volte Striano avrebbe fornito informazioni a giornalisti o ad altri che glielo avrebbero chiesto. L’uomo della Gdf anche impiegato una piccola parte delle informazioni per scopi personali, anche con un investigatore, e assieme a Laudati, per formare quelle che tecnicamente sono definite richieste di apertura di dossier pre investigativi. Tre cronisti del quotidiano «Domani» – si tratta di Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine – sono sotto inchiesta per accesso abusivo e rivelazione di segreto.
Come si accede alla banca dati Sos
Una banca dati con software di sicurezza rigorosi, custode delle segnalazioni riservate di operatori e professionisti. Ci sono regole e strumenti precisi per la gestione delle Sos (acronimo di segnalazioni di operazioni sospette), che hanno lo scopo di portare a conoscenza dell’Unità di informazione finanziaria (organo che collabora ai fini dell’individuazione di anomalie) le operazioni per le quali «si sa, si sospetta o si hanno ragionevoli motivi» per sospettare che vi siano in corso oppure che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Nell’inchiesta di Perugia le Sos sono l’elemento al centro dell’indagine degli inquirenti, secondo cui le informazioni potrebbero essere state utilizzate per il presunto dossieraggio su politici e vip.
Regole rigide sul flusso delle segnalazioni
Carpirne i dati non è semplice, così come esistono rigide regole sul flusso delle segnalazioni: un software incrocia automaticamente i nomi di persone e società presenti nelle Sos, confrontandolo con le delle banche dati delle procure e in caso di esatta corrispondenza vengono inviate alle relative procure distrettuali. Alle segnalazioni lavorano magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria con operazioni tracciabili, al cui autore si può risalire attraverso le password. Le Sos sono schermate da codici criptati dove i nomi non sono leggibili e diventano accessibili solo a seconda delle ipotesi di reato: nel caso della Procura nazionale antimafia, arrivano soltanto quelle che riguardano riciclaggio di denaro compiuto da organizzazioni mafiose o terroristiche. L’ufficio sulle segnalazioni di operazioni sospette, dal 2023 coordinato da tre pm, è inserito nell’ambito del Servizio di contrasto patrimoniale.

