Ultimo aggiornamento 8 Marzo, 2024, 16:52:52 di Maurizio Barra
“Siamo ormai molto vicini all’apertura del corridoio” marittimo tra Cipro e Gaza, “si spera sabato o domenica”, ha aggiunto von der Leyen, durante un punto stampa con il presidente cipriota, Nikos Christodoulidis.
La presidente dell’esecutivo Ue ha indicato che la prima operazione pilota – in collaborazione con gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi – partirà oggi con una nave che lascerà il porto cipriota di Larnaca per portare i primi aiuti a Gaza e testare il corridoio, che potrebbe essere aperto “si spera sabato o domenica”.
Un’iniziativa parallela sarà lanciata anche dal Regno Unito che ha annunciato l’apertura di “un corridoio marittimo per la fornitura diretta” di aiuti umanitari alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza, in coordinamento “con gli Usa e altri partner”. Lo ha confermato sul proprio profilo X David Cameron, ministro degli Esteri del governo di Rishi Sunak.
Nel contempo il ministro britannico è tornato peraltro ad ammonire Israele sulla necessità di “consentire il passaggio di un maggior numero di camion” per il trasferimento di aiuti a Gaza via terra: dopo aver avvertito nei giorni scorsi il governo di Benyamin Netanyahu che lo Stato ebraico è “responsabile” della situazione umanitaria nei Territori palestinesi, che “le sofferenze” imposte dall’azione militare israeliana contro Hamas ai civili di Gaza sono ormai “tremende” e che “la pazienza” della comunità internazionale – alleati inclusi – verso Israele “si sta esaurendo”.
Il governo di Israele ha dato il via libera, ma ha posto delle precise condizioni. “Israele si felicita dell’apertura di un corridoio marittimo fra Cipro e la striscia di Gaza”, ha scritto su X Lior Haiat, portavoce del ministero degli Esteri. “L’iniziativa cipriota – ha aggiunto – consentirà di accrescere gli aiuti umanitari per la striscia di Gaza, dopo che essi siano stati sottoposti ad ispezioni di sicurezza secondo gli standard israeliani. Israele – ha aggiunto Haiat – continuerà a consentire l’ingresso di aiuti umanitari per gli abitanti di Gaza, sulla base del diritto internazionale e in coordinamento con gli Stati Uniti e con i nostri alleati nel mondo”.
Media, a Gaza 5 morti per i lanci difettosi di aiuti
Un lancio di aiuti umanitari su Gaza, risultato difettoso, ha provocato oggi la morte di cinque palestinesi, secondo fonti locali citate da media israeliani. A quanto sembra, il paracadute non si è aperto e il pacco voluminoso si è schiantato a terra all’interno di una piccola folla radunata in attesa ad ovest di Gaza City.
La televisione pubblica israeliana Kan ha rilanciato immagini riprese sul posto dalla Al-araby.tv dopo l’incidente. Ancora non è noto a quale nazione appartenesse l’aereo da cui sono stati lanciati quei pacchi. Un portavoce militare giordano, citato da Al-araby.tv, ha riferito che oggi su Gaza sono stati condotti nove lanci di aiuti ”con la partecipazione di Egitto, Usa, Olanda e Belgio”.
Onu, aiuti a Gaza via aria non sostituiscono quelli via terra
La consegna di aiuti umanitari a Gaza tramite lanci aerei o via mare “non può sostituire” le consegne via terra. Lo ha detto Sigrid Kaag, coordinatrice degli aiuti Onu per il territorio palestinese dopo una riunione del Consiglio di Sicurezza a porte chiuse. Il suo messaggio al Cds, ha sottolineato, è che la comunità internazionale deve “inondare il mercato di Gaza con beni umanitari” e “rinvigorire il settore privato” in modo che possano entrare più beni commerciali per soddisfare le esigenze dei civili.
“La riconversione dei modi di approvvigionamento via terra rimane la soluzione ottimale – ha affermato – È più facile, più veloce, più economica, soprattutto se sappiamo che dobbiamo sostenere l’assistenza umanitaria agli abitanti della Striscia per un lungo periodo di tempo”.
Hamas, ‘almeno 9mila donne uccise a Gaza dal 7 ottobre’
Almeno 9.000 donne sono state uccise a Gaza dal 7 ottobre. Ad affermarlo è il ministero della Sanità della Striscia, controllato da Hamas, secondo quanto riportato da Cnn. Secondo il ministero palestinese, circa 60.000 donne incinte nella Striscia soffrono di “malnutrizione, disidratazione e mancanza di assistenza sanitaria adeguata” e circa 5.000 donne incinte partoriscono ogni mese in “condizioni dure, non sicure e malsane”.
Anche l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi Urnwa ha pubblicato una dichiarazione su X affermando che una media di 63 donne vengono uccise nell’enclave ogni giorno. “Nella Giornata Internazionale della Donna, le donne di Gaza continuano a sopportare le conseguenze di questa guerra brutale”, si legge nel messaggio.
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