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A Napoli 783 donne prese in carico dai centri antiviolenza

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 9 Marzo, 2024, 04:47:16 di Maurizio Barra



La maglia ‘nera’ per fenomeni di
violenza contro le donne nella città di Napoli la detengono i
territori della I, V e IX Municipalità, aree in cui
prevalentemente vive la così detta media borghesia. La
fotografia è stata fornita in occasione della presentazione del
programma ‘La donna e il tempo di cambiare’ promosso dal Comune
di Napoli, presentato oggi in occasione della Festa della donna,
e che si dipanerà con eventi da oggi e fino all’8 aprile.


   
I dati dicono inoltre che i Centri antiviolenza della città
di Napoli al 25 febbraio contano 783 donne prese in carico, di
cui 274 da precedenti progetti, e sono 1.161 i figli coinvolti
in fenomeni di violenza. “Questi dati ci dicono ancora una volta
che il fenomeno è trasversale e che colpisce tutte le fasce
sociali – ha detto Rosa Di Matteo, coordinatrice dei Cav della
città di Napoli – e ci mostrano come in questo momento Napoli
che si vanta di essere una città di accoglienza e comprensione
evidentemente sembra che non le pratichi nei confronti delle
donne e dei loro figli”.


   
Numeri che rispetto agli anni precedenti sono “in crescita”
anche perché – è stato sottolineato – “i Centri antiviolenza
hanno avuto continuità sul territorio e questo ha fatto sì che
le donne li riconoscessero e se ne servissero”. E la rassegna
promossa dall’amministrazione comunale ha proprio lo scopo di
promuovere e diffondere la consapevolezza del tempo e dello
spazio contrastando le discriminazioni. Da qui l’importanza di
attività di sensibilizzazione, di confronto e di riflessione.


   
“E’ necessario un cambiamento sostanziale delle coscienze sia da
parte delle donne che degli uomini per cambiare il Paese – ha
affermato Emanuela Ferrante, assessore alle Pari opportunità – e
per realizzare davvero la parità sostanziale. Sono necessari
interventi legislativi per un welfare che aiuti le donne che
lavorano fuori di casa perché ancora oggi il 70 per cento delle
donne che lavorano nel privato nel momento in cui aspettano un
figlio devono dimettersi”.


   

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