Ultimo aggiornamento 11 Marzo, 2024, 05:44:44 di Maurizio Barra
Scrivono i magistrati, nel nuovo decreto di perquisizione, che «la ricostruzione delle vicende che hanno interessato la “Dicembre” e in particolare la cessione di quote avvenute tra Marella Caracciolo e i nipoti odierni indagati paiono rivestire carattere di atti simulati, non essendo a oggi stata acquisita prova del pagamento del prezzo, ed emergendo anche profili di apocrifia delle firme dei documenti». In pratica, questa la tesi dei magistrati, nessun passaggio reale di denaro e sospette firme di Marella. Atti che, se provati, da un lato allargherebbero lo scenario dell’evasione fiscale, dall’altro darebbero ragione a Margherita – i magistrati lo annotano – che denuncia di essere stata «esclusa» dall’eredità. E da un impero da 25 miliardi. Ma facciamo un passo indietro.
La Dicembre società semplice viene costituita nel 1984 e ne sono soci Gianni e Umberto Agnelli, Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Marella Agnelli, quest’ultima con una quota di 10mila lire. Oggi, la società ha un capitale sociale di 103 milioni di euro, con John Elkann al 60,1%, il restante diviso fra i fratelli Lapo e Ginevra.
I passaggi sotto il focus dei magistrati sono molteplici. Va detto che già con Gianni Agnelli in vita, sia Margherita Agnelli de Pahlen sia John Elkann possedevano quote da 5 miliardi di lire a testa, con l’usufrutto vitalizio all’Avvocato. Donazioni, recitano gli atti societari vidimati dal notaio Morone.
Lo statuto recita che alla morte di un socio, le quote tornano in capo alla società e si riducono in proporzione quelle degli altri. Il 24 febbraio 2003 l’Avvocato muore e le quote della Dicembre sono divise fra Marella, Margherita, John e per un euro a testa fra Gabetti, Grande Stevens e sua figlia e il commercialista Ferrero. Firma sociale e amministrazione vengono passate già unicamente a John, che ha 26 anni. L’atto però non precisa su volontà di chi. Fatto sta che Margherita firma e sottoscrive.
il 24 febbraio dello stesso anno, Marella dona a John quote per circa un milione e 700mila euro, riservandosene l’usufrutto. Il 26 giugno, il colpo di scena: la Dicembre aumenta il capitale sociale a 103 milioni e sia Marella sia Margherita lo sottoscrivono. John, di cui non viene riportata la volontà o l’azione, passa da circa 4 a 56 milioni di euro. Si annota che la Simon Fiduciaria ha effettuato il bonifico alla Dicembre. Ma da dove sono passati quei soldi?
Questa è la domanda cui vogliono rispondere i magistrati, che integrano con i dubbi su cessioni successive – quote passate da Marella ancora a John, a Lapo e Ginevra -, l’usufrutto rimasto in quota alla vedova dell’Avvocato, unitamente a un diritto di “retribuzione” dello 0,5% come socio d’opera. E qui si concentra la questione fiscale.
Quella ereditaria è più complessa, perché interviene il diritto ereditario svizzero – che consentì alla signora di passare tutto ai tre nipoti, saltando sia la figlia sia i figli di secondo letto di questa -, ma se la residenza svizzera fosse stata «fittizia» come sostengono? Tra le carte sequestrate ci sono documenti in cui il commercialista Gianluca Ferrero, anche lui indagato, annota che, poiché le condizioni di salute di Marella non le consentono di vivere a Saint Moritz, sarebbe opportuno stabilire una nuova residenza a Gstaad, per mantenere il permesso elvetico, «e redigere un nuovo testamento».
Una vicenda complessa, dove la parte più rilevante – firme a parte – è quella dei soldi che non si trovano, a parte quei 700 milioni transitati dalla Svizzera al Liechtenstein.
Un piccolo particolare, però, sul fronte di Margherita che si definisce «esclusa»: nell’aprile 2004 è lei stessa a uscire da Dicembre vendendo le quote a Marella.
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