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Medici di famiglia a Governo, con l'accordo si rischia burn out

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Ultimo aggiornamento 11 Marzo, 2024, 18:11:37 di Maurizio Barra

E’ stata inviata ieri al Presidente
del Consiglio, Giorgia Meloni, e al Ministro della Salute,
Orazio Schillaci la petizione con in calce quasi 2200 firme con
cui Libera Associazione di Medicina Generale e l’Associazione
MMG – Sardegna “manifestano la loro assoluta contrarietà nei
confronti” della bozza dell’Accordo Collettivo Nazionale in via
di approvazione, e chiedono “soluzioni alternative (…) per
scongiurare la prevedibile catastrofe che, altrimenti, si
abbatterebbe sulla Medicina Generale”.

   
La petizione, indirizzata anche ai senatori e deputati
componenti delle commissioni Sanità e alla quale è allegata una
lettera, riguarda l’accordo sottoscritto solo dalle principali
sigle sindacali e che per Lamg e MMGS si inserisce in un quadro
di “progressivo imbruttimento” della loro professione. Infatti
denunciano di ritrovarsi ad avere “compiti sempre più
burocratici e amministrativi a scapito della cura e del rapporto
con gli assistiti”.

   
“Con il nuovo Acn – si contesta per esempio – si vorrebbe
aggiungere, alla già insostenibile attività quotidiana del
medico di famiglia, un’ulteriore quota oraria da svolgere in
Casa della Comunità a seconda delle necessità del Distretto” a
carico dei non massimalisti. Cosa che, ritengono,
coinvolgerebbe, “per il momento, i soli nuovi medici che si
inseriranno a partire dal 2025, caricando tutto su di loro
questo nuovo gravoso onere” e “andando a rendere ancora meno
appetibile questa professione”.

   
“Se non si invertirà immediatamente la rotta, – si legge
nella petizione che è circolata in tutta Italia – è facilmente
prevedibile come quel burnout che già ha colpito troppi di noi,
diventerà il burnout di un’intera categoria”.

   
Per tanto si chiede a Palazzo Chigi e al titolare del
dicastero Sanità “la revisione di un Accordo che potrebbe
segnare la fine della medicina generale” che, già in crisi da un
decennio con “la perdita del 25% dei professionisti in servizio
attivo, non farà che aggravarsi. Tutto ciò inevitabilmente si
ripercuoterà sulla qualità dell’assistenza ai nostri pazienti”.

   

   

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