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Nel backstage degli Oscar, quello che non si è visto in tv

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Ultimo aggiornamento 11 Marzo, 2024, 17:47:38 di Maurizio Barra

Per i vincitori che sono usciti dal Dolby Theatre con un Oscar in mano, la serata non è stata così facile come potrebbe sembrare. Dopo il discorso di accettazione del premio e prima del caviale, dello champagne e del banchetto del Governor’s Ball, tutti i premiati avevano una piccola via crucis da percorrere: rispondere alle domande di una sala stampa con centinaia di giornalisti arrivati da ogni parte del mondo. La difficoltà non risiedeva solo nel rispondere a una pioggia di domande rivolte in un inglese dagli accenti più disparati, ma anche dal dover fronteggiare la confusione del grande stanzone contiguo teatro, dove i professionisti lavoravano dalle prime ore della mattina, spintonandosi di continuo e rischiando di rovesciare caffè o matcha latte sui computer altrui.

Mentre i malcapitati cercavano di dare un senso al riconoscimento appena ottenuto con discorsi meno emozionati di quelli pronunciati al Dolby, i giornalisti dovevano anche seguire la cerimonia. Con un orecchio ascoltavano la conferenza stampa; con l’auricolare calzato nell’altro, seguivano i discorsi di Jimmy Kimmel e di chi accettava la statuetta. Si sono creati cortocircuiti piuttosto imbarazzanti, come quando Johnnie Burn e Tarn Willers, premiati per il suono di La zona di interesse stavano rispondendo a una complicata questione tecnica e in sala è esplosa un’ovazione stupita perché Emma Stone aveva battuto la favorita Lily Gladstone come migliore attrice. Lo sbuffo più forte è arrivato dall’inviato del quotidiano Osage news.

Peggio è andata al team del documentario 20 giorni a Mariupol, i cui membri hanno ricordato “l’anniversario del bombardamento sull’ospedale della nostra città in Ucraina…” e i giornalisti ridacchiavano per Billie Eilish e suo fratello Finneas O’Connell onorati per What was I made for?. Cory Jefferson stava dicendo: “I film con protagonisti neri non devono per forza essere ambientati nelle piantagioni, nelle case popolari, non devono avere un protagonista spacciatore o tossico…” e tutti giù a ridere per le battute di Robert Downey Jr. che era sul palco in quel momento.

La 96esima edizione degli Academy Awards non ha regalato sorprese nemmeno dietro le quinte, a parte questi intoppi diplomatici. La rumorosa sala stampa a fine serata era un cimitero di Coca Zero e gamberoni in salsa cocktail abbandonati sui piatti. I vincitori delle categorie minori si sono rivelati più generosi dei grandi divi: Downey Jr. tanto istrionico sul palco, non si è nemmeno presentato, causando un coro di “Buu”.

Emma Stone è arrivata per ultima, ancora incredula e un po’ svogliata, e nei pochi minuti concessi l’unica cosa che ha aggiunto al suo discorso di accettazione è che era riuscita a farsi ricucire il vestito dietro il palco. Nolan e la moglie-producer Emma Thomas hanno abbandonato per un attimo il loro aplomb britannico e sono sembrati più affettuosi l’uno con l’altra, mentre lei diceva: “Dobbiamo sostenere le donne che lavorano in quest’industria. Per Oppenheimer, abbiamo scelto donne fantastiche nella crew”. In effetti, Jennifer Lame, migliore montatrice per il miglior film dell’anno secondo l’Academy, è la prima donna che vince in questa categoria dal 2015: “questa statuetta vale il doppio per me”, ha sorriso. Un gruppo di stenografe trascriveva le risposte, mentre tre archivisti rispondevano ai Trivial pursuit dei reporter. Per esempio: quante attrici afroamericane hanno vinto l’Oscar per la miglior interpretazione secondaria? “Dieci – hanno risposto all’ANSA in meno di 2 minuti e mezzo – la prima è stata Hattie McDaniel nel 1939 e l’ultima Da’Vine Joy Randolph, stasera”.

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