Ultimo aggiornamento 12 Marzo, 2024, 22:05:21 di Maurizio Barra
I bianconeri subiscono gol, ininterrottamente, da sette giornate. La fase difensiva che sembrava inespugnabile ora è diventata il fattore debole
Contro il Frosinone, Madama vince la gara al fotofinish, nel recupero, ma sono le due reti subite dai frusinati ad indignare profondamente: sulla prima segnatura la retroguardia, in netta superiorità numerica: 5 difensori contro un attaccante, si fa beffare di testa, la seconda realizzazione di Brescianini è letteralmente inconcepibile dal punto di vista tecnico, e pone accenti e colpe su un comportamento tattico da squadra amatoriale. L’azione nasce da rimessa laterale all’altezza dell’area degli uomini di Di Francesco, ripartenza veloce che taglia come il burro il centrocampo e la difesa bianconera, con la sfera che viene scaraventata alle spalle di Szczesny senza trovare alcuna ostruzione. Contro il Napoli il gol del primo vantaggio partenopeo vede il pacchetto arretrato zebrato passivo, incapace di rendersi reattivo e neppure sagace nell’opporsi, mentre nell’ultima gara contro l’Atalanta giungono altre due realizzazioni avversarie, da analizzare sul lettino dello psicanalista. Diciamola tutta, in Serie A non si può prendere rete da uno schema su punizione al limite dell’area, segno che la concentrazione degli uomini in campo non appartiene, in toto, alla squadra, rimarcando a chiare lettere il momento nerissimo e altamente preoccupante, che pare non avere una soluzione. Il tutto completato dal pareggio orobico su imbucata in area. Un periodo horror confermato anche dalle cifre, che risultano impietose e crudeli come solo la realtà sa dimostrarsi: nell’ultima partita di campionato, l’Atalanta ha effettuato 3 tiri in porta andando a bersaglio per ben 2 volte: una cosa semplicemente inaccettabile per una fase difensiva che, alcune gare fa, si dimostrava tenace e inscalfibile, tenendo lontani dall’area, avversari e relative intenzioni bellicose allineate sul manto erboso.
Disattenzioni, amnesie, debolezze e fragilità che non possono appartenere ad una compagine come la Juventus, con chiare incertezze spalmate lungo ogni partita, che assegnano una risultanza chiarissima e lapalissiana: in questo modo le partite non si vincono, anzi. Un altro dato, puramente legato ai punti in classifica, appare ancora più chiarificatore, nelle ultime 7 sfide, la Vecchia Signora ha raggranellato la pochezza di 1 vittoria, 3 pareggi e 3 sconfitte, ovvero 6 punti in 7 gare, una media allarmante che mette angoscia e inquieta. La rocciosa fase difensiva di Allegri si è dissolta, evaporata e sparita tra i fumi di un corto circuito che ha origine dalla sconfitta di Milano; ma seppur deludente quella caduta non poteva, e non doveva, aprire le cataratte di una caduta a piombo come quella che si sta vivendo alla Continassa. Le spiegazioni, a questo punto, interessano poco e, sinceramente, attraggono pochissimo anche le ammissioni di alcuni giocatori che hanno citato il crollo mentale del gruppo all’indomani della sconfitta del 4 febbraio, la verità è che sarebbe servita, immediatamente, una reazione da grande squadra, cosa che la Juventus attuale non è. A Mister Allegri spetta trovare rimedi drastici ed efficaci prima che gli obiettivi stagionali fondamentali possano sgusciare via, salvare il salvabile subito, prima che la stagione possa fallire miseramente: nella malaugurata ipotesi di un non raggiungimento del posto Champions, il dramma sarebbe totale, sia a livello sportivo sia a livello economico. Questione di equilibri tra i reparti o di spirito da ritrovare? Impossibile avere risposte sicure a riguardo, l’unica cosa certa è che tocca a Mister Allegri, lautamente retribuito per i suoi compiti, trovare soluzioni rapide ed adeguate per una Juventus che è diventata un traballante colabrodo.
