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Agricoltura crisi globale?

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Ultimo aggiornamento 16 Marzo, 2024, 10:55:48 di Maurizio Barra

Cortei di trattori, blocchi stradali, letame rovesciato davanti ai palazzi del potere. Persino scontri con la polizia, roghi, violenze e arresti. Gli agricoltori inferociti hanno letteralmente assalito una buona parte dei paesi europei. Dalla Germania alla Spagna, tanto per segnare gli opposti sulla cartina geografica. L’Italia, più sorniona si è limitata a qualche comparsata sulle strade con striscioni e bandiere, anche se la marcia su Roma c’è stata, ma senza troppi danni. Un segnale che forse in molti, politicanti compresi, non hanno recepito. Ma la crisi in cui versa l’agricoltura, uno dei comparti più importanti per l’economia e certamente il più importante per l’umanità, è profonda.

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Anche a casa nostra. Il 2022 è stato l’anno orribilis dell’ultimo ventennio e il 2023 non è stato purtroppo positivo. Bastano pochi dati, per capirlo. Il vino che è ci ha sempre consegnato il primato mondiale, ha perso almeno il 20% della produzione. E’ calato il riso con raccolti ai minimi storici e altrettanto si può dire per l’olio fermo alla metà della produzione rispetto a 20 anni fa. Silvicultura e pesca sono in calo, idem dicasi per quasi tutte le coltivazioni, ortofrutta esclusa. E peggio ancora va per la zootecnica che ha perso in u ventennio 460mila tonnellate di produzione bovina e un terzo di quella ovina, caprina e dei conigli. Nel frattempo sono aumentati i prezzi al consumo ed è diminuito, per colpa delle guerre e dei terroristi che hanno bloccato il Mar Rosso, le esportazioni.

Pensare che a casa nostra le cose vadano meglio sarebbe utopia. E i dati confermano la crisi: negli ultimi cinque anni abbiamo perso 2.692 imprese. E non conforta immaginare che fossero piccole o gestite alla vecchia maniera contadina. Né consola fino in fondo che siano aumentate quelle gestite dai giovani più tecnologici e connessi. Servirebbe una cura da cavallo, tanto per restare in tema, ma le istituzioni, a cominciare da quelle europee promettono e poi tagliano i contributi. Rischiamo una crisi globale? Forse no. Ma l’orizzonte resta fosco, anche se la questione riguarda tutti noi, governi compresi.

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