Ultimo aggiornamento 16 Marzo, 2024, 11:34:57 di Maurizio Barra
Con le sigle PM10 e PM2.5 si intendono le polveri sottili che hanno un diametro, rispettivamente, minore o uguale a 10 micron o a 2.5 micron. Si tratta degli inquinanti più frequenti nelle aree urbane, perché derivano da tutti i tipi di combustione, dai motori di auto e moto agli impianti per la produzione di energia, dalla legna per il riscaldamento domestico agli incendi boschivi e a molti altri processi industriali. Sono ormai numerosi gli studi, epidemiologici, clinici e tossicologici che hanno evidenziato come l’esposizione a inquinamento atmosferico possa esercitare un impatto significativo sulla salute umana, anche a livelli molto inferiori di quanto ritenuto fino ad alcuni anni fa. Basti pensare che, secondo un recente studio della Monash University pubblicato su The Lancet Planetary Health, l’esposizione a breve termine – anche di poche ore o pochi giorni – ad alti livelli di inquinamento atmosferico uccide ogni anno 1 milione di persone nel mondo, di cui la metà nell’Asia orientale.

Le particelle entrano nell’organismo attraverso la respirazione e si possono depositare in qualche tratto dell’apparato respiratorio o nel resto del corpo. Qui possono essere assorbite o provocare danni biologici. Come spiega Snpa nel rapporto Rapporto Qualità dell’aria in Italia 2023, l’insorgenza di condizioni patologiche legate al particolato sembra essere preceduta e accompagnata “dall’instaurarsi di un micro ambiente infiammatorio, che può anche contribuire all’aggravamento di patologie preesistenti. La cronicizzazione, quindi, porta il processo di infiammazione a trasformarsi da importante meccanismo di difesa a supporto dell’immunità innata a processo patogenetico”.
Il particolato è stato collegato a malattie e decessi per malattie cardiache o polmonari. L’inquinamento atmosferico non agisce soltanto sull’apparato respiratorio. Ad esempio, gli idrocarburi volatili e il monossido di carbonio penetrano nei polmoni e raggiungono il cervello e altri organi tramite il sangue, così come le particelle di metalli di dimensioni piccolissime arrivano al sangue e si possono depositare nelle ossa, nei denti e nei reni. Nelle persone più sensibili, come gli asmatici o chi ha malattie polmonari e cardiache preesistenti, c’è il rischio di diminuzione della funzione polmonare e uno scatenamento di sintomi (ad esempio tosse o un attacco di asma), nonché un’alterazione dei meccanismi di regolazione del cuore e della coagulazione del sangue.

Allo stato attuale delle conoscenze, secondo l´Organizzazione mondiale della sanità non è possibile fissare una soglia di esposizione al di sotto della quale certamente non si verificano nella popolazione degli effetti avversi sulla salute. E’ obbligo però delle autorità mettere in campo, prioritariamente, tutte le misure atte a salvaguardare la salute dei cittadini. Ed è indispensabile cominciare a giudicare l’operato di sindaci e amministratori principalmente sulla capacità di contrasto all’inquinamento, non solo quello atmosferico. Ne va della salute dei cittadini, e questa dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni sindaco e di ogni amministratore.
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