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'Ciarlatani' con Orlando, se teatro e cinema diventano parodia

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 18 Marzo, 2024, 16:51:40 di Maurizio Barra

Una satira sul mondo del teatro e
dell’audiovisivo, ma anche una riflessione sul successo, sul
fallimento e sui ruoli dentro e fuori della finzione. Dal 19 al
28 marzo al Teatro Mercadante di Napoli andrà in scena lo
spettacolo scritto e diretto dal madrileno Pablo Remón,
‘Ciarlatani’, vincitore del Premio Nacional de Literatura
Dramática 2021. Protagonisti Silvio Orlando e Francesca Botti,
con Francesco Brandi, Blu Yoshimi in un intreccio di storie e
personaggi, sogni e delusioni che rivelano il disagio di una
generazione.

   
“Ciarlatani racconta la storia di due personaggi legati al
mondo del cinema e del teatro – spiega nelle sue note lo stesso
Pablo Remón -. Anna Velasco è un’attrice la cui carriera è in
fase di stallo, lavora come insegnante di pilates e nei fine
settimana fa teatro per bambini. Tra soap opera televisive e
spettacoli alternativi, Anna è alla ricerca del grande
personaggio che la farà finalmente trionfare. Diego Fontana è un
regista di successo di film commerciali che si sta imbarcando in
una grande produzione: una serie da girare in tutto il mondo,
con star internazionali”
La traduzione italiana è a cura di Davide Carnevali. Le scene
sono di Roberto Crea, le luci di Luigi Biondi, i costumi di
Ornella e Marina Campanale, le foto di scena di Guido Mencari,
la regia video di Nicolò Bressan Degli Antoni, produzione
Cardellino in coproduzione con Spoleto Festival dei Due Mondi,
Teatro di Roma – Teatro Nazionale che ringrazia per la
collaborazione Premio David di Donatello e Piera Detassis.

   
“Ciarlatani sono anche diverse opere in una: ognuno di questi
racconti ha uno stile, un tono e una forma particolari. Il
racconto di Anna ha uno stile eminentemente cinematografico, con
un narratore che ci guida, e in cui sogno e realtà si
confondono. La storia di Diego è un’opera teatrale più classica,
rappresentata in spazi più realistici. E infine c’è, a mo’ di
pausa o parentesi, un’autofiction in cui l’autore dell’opera a
cui stiamo assistendo si difende”.

   

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