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Confindustria: “Inflazione ancora troppo alta, a giugno il taglio dei tassi”

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Ultimo aggiornamento 18 Marzo, 2024, 10:12:13 di Maurizio Barra

La crescita dell’Italia “frena” a inizio 2024 e si prospetta un andamento del Pil “debole” nel primo trimestre, anche se i servizi sono in “moderata salita” e l’industria “sembra stabilizzarsi». Lo rileva il centro studi di Confindustria nella congiuntura flash di marzo. «L’economia italiana – osserva il Csc – è sostenuta da inflazione bassa, fiducia delle famiglie in aumento e servizi in crescita, mentre l’industria sembra stabilizzarsi. Vari, però, i fattori negativi: si protrae il freno ai flussi commerciali nel canale di Suez, il petrolio continua a rincarare, il taglio dei tassi è rinviato ancora, il credito alle imprese resta in calo».

Tuttavia, secondo Confindustria, le prospettive per il 2024 sono “migliori”. «Se l’anno scorso l’economia italiana è cresciuta dell’1%, un ritmo molto più alto di quelli a cui eravamo abituati nel pre-Covid, nonostante la stretta Bce, e grazie anche al Pnrr, le previsioni sul 2024, finora modeste (l’ultimo Consensus indicava +0,7% per il Pil), non possono che essere più positive, anche perché i tassi sono attesi in calo e il Pnrr in accelerazione».

Per gli investimenti fissi, con i dati aggiornati, non si vedono più riduzioni nel corso del 2023. Il «dato peggiore – evidenzia ancora Confindustria – è il secondo trimestre piatto, mentre il primo registra ora una forte crescita. Nei dati diffusi in precedenza (dicembre 2023), invece, il primo era debole, vi era stato un crollo nel secondo e un piccolo calo anche nel terzo. A ciò si aggiunge un balzo, inatteso, nel quarto. Come risultato, la crescita degli investimenti nel 2023 è ora di +4,9% (di cui +4,2% acquisito al terzo), mentre prima della revisione la variazione acquisita al terzo era di +0,4%. Dunque, da quasi stagnazione a forte espansione».

Sui consumi delle famiglie, invece, spiegano gli esperti di Confindustria, «la revisione è stata minore, ma comunque significativa: +0,2% a trimestre nella prima meta’ del 2023, rilevante specie per il secondo che nei dati prima della revisione aveva una dinamica piatta. In questo caso, la variazione acquisita al terzo e’ invariata, perché l’Istat ha rivisto in pari misura e in direzione opposta anche la dinamica nel 2022. Anche i consumi della pa sono stati rivisti al rialzo nel 2023, molto più di quelli privati: in media, +0,3% a trimestre nei primi 3; la variazione acquisita al terzo trimestre è salita da -0,4% a +1,1%, con un intero 2023 che registra un +1,2%. Siamo passati, quindi, da una piccola flessione della spesa pubblica, a un deciso aumento. Forte decumulo di scorte. A fronte di più alti investimenti (+0,8 il maggior contributo al Pil, nei primi 3 trimestri) e anche consumi totali (+0,4), la revisione ha abbassato molto la dinamica delle scorte (-1,0)».

Il centro studi di Confindustria chiosa: «Sono tempi incerti per l’economia, difficili per gli economisti».

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