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Il mondo tra le nuvole, record per i viaggi aerei

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Ultimo aggiornamento 18 Marzo, 2024, 01:37:28 di Maurizio Barra

Qualcuno ha scoperto che non si è mai volato tanto quanto questo giovedì 20 luglio. E’ il record mondiale, oltre 262 mila decolli in una sola giornata, almeno secondo quanto stimerebbe FlightRadar24, la principale piattaforma di tracciamento dei voli. Il record precedente era stato il 26 maggio, sempre di questo anno. Chi ha annunciato il primato prevede anche che nei prossimi giorni sarà sicuramente superato. Il paradosso è che non è mai costato tanto volare, che la voglia crescente di prendere l’aereo è in controtendenza rispetto alla capacità delle compagnie aeree di offrire un servizio pari a quello che aveva preceduto il periodo nero della pandemia, in cui naturalmente si erano toccate le punte più basse di passeggeri.

Per noi Italiani in realtà la giornata di punta è stata, sempre secondo il monitoraggio di Eurocontrol, 30 giugno, con 4.697 voli. E’ comprensibile, corrisponde alla prima transumanza di massa verso la vacanza estiva e ci sta. Forse si potrebbe cercare di individuare, almeno alle nostre latitudini, anche un sintomo di emancipazione rispetto agli schemi tradizionali di viaggio a scopo ludico. A onta di ogni allettante seduzione venerea dell’ “Open to meraviglia”, può essere che anche i più indefessi patrioti si siano stancati del turismo di prossimità, che era un ripiego da emergenza Covid diciamocelo pure, abbiano quindi rispolverato il glorioso motto: “chi vola vale chi non vola è un vile” e abbiano ripreso a cercare di sbirciare come sia fatto il mondo oltre la siepe del proprio giardinetto. E’ chiaro in questo caso che visto che il tempo a disposizione per viaggiare resta sempre lo stesso, l’aereo è il mezzo più adatto a compensare l’attrito da distanza verso destinazioni alternative a ogni possibile vacanza intelligente, che di solito corrisponde a una scelta più micragnosa che culturalmente corroborata. Certo che sarebbe bello poter dire che dietro alla voglia di volare si cela un rinato bisogno collettivo di trascendenza, di sollevarsi dalle cure terrene e tendere alla soddisfazione dei bisogni dello spirito. Magari se avessi cercato qualche teorico del grande reset l’avrebbe interpretato come un sintomo di rivolta alla degenerazione del mondo moderno. Non è vagheggiare, immagino che sia quanto mai tornato di moda pensare che anche nel piacere di sciare si nasconda il rischio dell’ebrezza della caduta, quindi l’uomo che sceglie di salire su un aereo, già in parte, potrebbe arginare le insidie del Kali Yuga e roba simile.

Prima che qualcuno ravveda un pericolosissimo messaggio di propaganda Woke in questo mio buttarla a ridere anche sull’uomo cosmico che tende al cielo, preciso che trovo un sintomo di grande emancipazione collettiva questo considerare un viaggio in aereo la modalità più razionale per andare lontano in poco tempo. Noi siamo il Paese che ha scoperto il volo di linea come una modalità popolare del viaggiare negli anni del boom. Un classico dei film con Alberto Sordi era l’enfasi con cui veniva mostrato almeno un decollo e atterraggio; in “Fumo di Londra” l’intera famiglia del protagonista lo accompagna da Perugia a Fiumicino, come se partisse con una navicella spaziale verso l’infinito e oltre. Diciamocelo sottovoce ma ancora capita qualche volta di condividere l’imbarazzo dell’applauso collettivo quando si atterra. Avverrà sempre di meno, o sarà considerato uno di quei riti rievocatori di un passato oramai perduto, come il medioevo fantastico o le sfilate in costume rinascimentale, che ogni pro loco di paese organizza, di questi tempi, per la gioia di chi vola verso noi per cercare la meraviglia nei nostri bei borghi.

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