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Ponte: teste, i voti Spea li prendevamo per buoni, senza analisi

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Ultimo aggiornamento 19 Marzo, 2024, 20:06:50 di Maurizio Barra

“Noi non analizzavamo. Prendevamo
per buoni i voti dati da Spea. Era questo il meccanismo”. A
dirlo in aula Fabio Ridente, ingegnere dell’unità tecnica Primo
tronco e ora in forze a Tecne, del gruppo Autostrade. Il
professionista è stato sentito come testimone nel processo per
il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime). “Noi
non guardavamo le singole schede dei rapporti trimestrali delle
singole opere. Ci limitavamo a guardare i voti e a trasformarli
nei quattro livelli di anomalie senza entrare nel merito. E non
analizzavamo l’evoluzione dei difetti e la coerenza. Ci
focalizzavamo solo su questioni procedurali, non operative”, ha
continuato.

   
Incalzato dal presidente del collegio Paolo Lepri, Ridente
ha spiegato che, per quanto riguarda il Retrofitting (i lavori
di rinforzo delle pile 9 e 10, che sarebbero dovuti partire
nell’autunno 2018), “fattivamente non ci siamo mai davvero
preoccupati di quale fosse lo stato di avanzamento. Non siamo
mai entrati nel merito”. Dei voti dati al Polcevera “ricordo che
forse c’era un 50, ma non ricordo bene”.

   
“In organico eravamo 17-18, dei quali cinque ingegneri e
molti geometri. Cosa facevano i geometri? Bella domanda. Poi è
cambiato. Gli ingegneri avevano incarico di direttore lavori o
responsabile unico del procedimento. I geometri facevano
sorveglianza sui fabbricati o seguivano manutenzione su
pensiline e segnaletica o sfalcio”.

   

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