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Romana Petri e la malafamiglia di 'tutto su di noi'

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 19 Marzo, 2024, 14:24:05 di Maurizio Barra

(di Elisabetta Stefanelli)
ROMANA PETRI, ”TUTTO SU DI NOI”
(Mondadori, Pag. 215, euro 18.50).

   
Marzia, per disgrazia di cognome Marziali, che è costretta ad
un’andatura marziale dalla storia, dal cognome e soprattutto
dalla famiglia che si porta dietro come un fardello. Tornano i
legami familiari nel nuovo romanzo di Romana Petri, ma questa
volta la scrittrice di Mostruosa maternità, che con Rubare la
notte è stata finalista al Premio Strega 2023, entra ancora una
volta nel cuore dei sentimenti estremi. Con il suo spirito
sarcastico, a volte grottesco, amaro sempre fino al paradosso
che è una chiave centrale della sua opera narrativa, qui Romana
Petri – scrittrice tra le più talentuose della sua generazione
che in questa chiave a mio avviso dà il suo meglio – socchiude
la porta di una coppia genitoriale diabolica. Inutile chiedersi
se sia biografia o meno, pur nella consapevolezza che questa
autrice abbia spesso parlato anche della sua vita, come in Le
serenate del Ciclone, monumentale libro dedicato all’amatissimo
padre, celebre baritono a cui ha preso in prestito il nome
d’arte.

   
Questa volta madre e padre in ”tutto su di noi”, sono
personaggi altamente tossici, stretti da un rapporto malato,
padre egoista e narcisista, madre vittima consapevole e con la
sindrome di Stoccolma, che si mettono in scena con esibita
teatralità. Non sono personaggi dello spettacolo eppure lo
sembrano. L’unica paura di lei è perderlo. Lui, livornese
sbarcato nel romanissimo mandrione, colleziona tradimenti
esibiti con minuzioso sadismo. Il teatro non ha limiti nè
censure, scava nel profondo dell’anima e del corpo, entrambi
messi in mostra fino alle viscere in una continua operazione a
cuore aperto. Il cuore sul tavolo è soprattutto quello dei
figli: ”Io e mio fratello lo avevamo capito bene fin da
piccoli. Se la mamma avesse dovuto scegliere con la famosa
pistola puntata alla tempia, lei avrebbe salvato il marito”. È
Marzia soprattutto ad esserne consapevole e nonostante i mille
tentativi di fuga non riesce a liberarsi dal vincolo mostruoso a
cui è costretta, rete, maglia, ragnatela vischiosa che segna la
sua vita. Soprattutto segna la sua vita emotiva, lei che allena
il fisico nella lotta tanto da diventare una donna pronta ad
ogni battaglia. L’affetto di cane dolcissimo, l’amore di un
fidanzato perfetto, tutto sembra esserle negato. Di scontri ne
dovrà affrontare infiniti, sempre al limite, sempre scoprendo
che la crudeltà non ha confini. Nel suo personale film western,
mettendo in scena ogni volta l’espressione di un attore di cui
poi magari non si ricorda il nome, fino a quando non arriverà
alla sua soluzione finale. In un bellissimo e struggente romanzo
dove non si dimentica mai che la vita è soltanto amore.

   

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