Ultimo aggiornamento 24 Marzo, 2024, 20:27:32 di Maurizio Barra
Nato il 30 agosto 1925 a Parigi, dal 1985 Laurent de Brunhoff viveva negli Stati Uniti, dividendosi tra New York e la Florida, insieme alla sua seconda moglie, la scrittrice e docente universitaria statunitense Phyllis Rose.
De Brunhoff per quasi sette decenni si è occupato della creazione del padre, un simpatico ed elegante elefantino in competo verde, papillon rosso, bombetta o corona, molto amato dai bambini per le sue avventure e scappatelle a Parigi. Protagonista di decine di libri e anche di un cartone animato, le sue avventure sono state tradotte in 18 lingue, tra cui il giapponese e l’ebraico, e hanno venduto almeno venti milioni di copie.
L’ultimo libro La guida di Babar a Parigi è stato pubblicato nel 2017, anno in cui il 92enne Laurent de Brunhoff, che aveva ereditato il marchio dal padre Jean, ha rimesso per sempre la matita nel cassetto. L’artista ha pubblicato una cinquantina di libri di Babar (popolari anche in Italia e pubblicati da Donzelli).
La nascita di Babar sembra quasi una fiaba. Una sera del 1930 Cecile Sabouraud (scomparsa nel 2003 a Parigi al’età di 99 anni), una giovane madre, racconta ai propri figli (Laurent, 5 anni e Mathieu, 4 anni) una storia inventata al momento per confortare il più piccolo disturbato da un noioso mal di stomaco. La storia, che ha per protagonista un elefantino senza nome, piace ai bimbi ma interessa in modo particolare il padre, Jean de Brunhoff, che fa il pittore, lo scenografo e saltuariamente anche lo scrittore. Costui colpito dal fascino che le vicende dell’elefantino hanno suscitato nei figli, gli dà il nome di Babar e gli dedica un libro illustrato in copia unica, destinata all’uso familiare.
Babar è nato nel 1931 con La Storia di Babar: un giovane elefante vede la madre uccisa dai cacciatori e scappa in città per salvarsi. Viene adottato da una vecchia signora che gli insegna le buone maniere francesi. Più saggio di tutti gli altri elefanti, Babar torna nella giungla e quando il re dei pachidermi muore per un fungo velenoso, l’elefantino ne prende il posto regnando felice con la moglie Celeste.
La storia dell’elefantino nato nella foresta e cresciuto in città, con tanto di ghette e bombetta, ha segnato la nascita di un genere. de Brunhoff, artista e pittore francese che viveva a Parigi, decise di mettere nero su bianco e illustrare una storia della buonanotte che la moglie Cécile aveva inventato per i loro bambini. Ne venne fuori un libro rivoluzionario: 48 pagine di taglia extra-large stampate in litografia, che sfoggiavano illustrazioni dai colori brillanti, affiancate in modo originale e sapiente a testi scritti in calligrafia infantile, il tutto intervallato da sontuose scene a doppia pagina. Niente del genere era mai stato pubblicato prima in Europa né altrove, e il successo fu esplosivo: nasceva l’album illustrato per bambini.
In una manciata di anni Jean de Brunhoff creò altre cinque avventure di Babar, più un abbecedario, che in breve tempo faranno il giro del mondo e che già nel 1939, solo in Francia, toccheranno i 4 milioni di album venduti. La prima traduzione inglese fu del 1933, fortemente voluta dal creatore di Winnie-the-Pooh, A. A. Milne, il quale, rimasto folgorato da Babar, scriveva nella prefazione: «Se ami gli elefanti, amerai Babar e Céleste. Se non li hai mai amati, d’ora in poi li amerai. E se da adulto non sei mai stato attratto da un libro illustrato, eccone uno che ti catturerà».
Da allora, Babar è diventato uno dei personaggi più popolari della storia della letteratura per bambini, incantando intere generazioni di lettori, arrivando quasi a oscurare il genio del suo stesso inventore. Jean de Brunhoff, scomparso prematuramente nel 1937, all’età di 38 anni, a causa della tubercolosi, fu sostituito qualche tempo dal figlio Laurent, che amava ripetere in francese «Babar, c’est moi».
Tutte le storie di Babar hanno un testo letterario sempre poetico e in bilico tra quotidianità e avventura, e alle immagini ad acquarello sempre precise e nitide e al contempo intrise di una indefinibile impalpabilità. La traduzione in cartoni animati non si è presentata quindi semplice per molto tempo, sia sul piano della sceneggiatura, sia su quello del disegno. Era indispensabile mantenere, pena il fallimento dell’operazione, gli elementi costitutivi del personaggio e del suo ambiente, evitando, per volere di Laurent de Brunhoff, le opposte insidie dell’animazione disneyana e di quella giapponese. Così solo nel 1988, 58 anni dopo l’invenzione dell’elefantino, Babar, per la regia di Alan Bounce è diventato un film di animazione. Il regista, gli sceneggiatore e il responsabile dell’animazione, a cui Laurent de Brunhoff ha concesso dopo una lunga ed estenuante trattativa l’autorizzazione alla trasposizione, hanno saputo ricreare con equilibrio il mondo di Babar.
Tre giorni fa, Phyllis Rose ha postato su Instagram un dipinto che aveva realizzato alla fine di febbraio, raffigurante Laurent de Brunhoff e la sua infermiera. «Poco dopo, Laurent ha avuto un mini-ictus e le sue condizioni sono peggiorate rapidamente», ha scritto. «È in cure palliative, a casa, dorme quasi sempre, è gentile, calmo e adorabile come lo è stato per tutta la vita», ha continuato.
