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Panetta: l’inflazione scende verso il 2%, si avvicina il taglio dei tassi

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Ultimo aggiornamento 25 Marzo, 2024, 17:27:47 di Maurizio Barra

ROMA.

L’inflazione si avvicina «al due per cento, rendendo possibile un taglio dei tassi». Va in questa direzione «il consenso che sta emergendo nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea». Roma, stamattina. Il governatore italiano Fabio Panetta è al Campidoglio per celebrare i 150 anni dalla nascita di Luigi Einaudi. Il discorso non è di quelli che gli imporrebbero riferimenti all’attualità, e invece fra un ricordo e l’altro del più noto dei predecessori, Panetta infila un passaggio che suona come un annuncio.

Fin qui i venti governatori della zona euro hanno rinviato ogni decisione, in attesa di dati certi sull’andamento dei prezzi nell’area della moneta unica. Negli ultimi giorni la numero uno di Francoforte Christine Lagarde aveva detto che il primo taglio «potrebbe essere a giugno», ma a questo punto il condizionale è solo questione di forma. La riunione è in calendario per il 6 giugno, il primo giorno della finestra temporale in cui si voterà per le europee nei Ventisette.

I tassi della Banca centrale europea sono fermi al 4,5 per cento, il livello più alto dalla crisi finanziaria del 2008. Sono fermi a quel livello da settembre del 2023, e dopo ben dieci rialzi iniziati dalla fine della pandemia, nel 2019. Nonostante l’inflazione sia effettivamente vicina all’obiettivo statutario della Bce che impone di restare sotto al due per cento, la Bundesbank e la pattuglia dei governatori nordici ha preferito attendere, preoccupati soprattutto dall’aumento dei salari, che di norma si realizzano con mesi di ritardo, come conseguenza dell’aumento dei prezzi.

Ora però il clima è cambiato. I timori di un picco di gas e petrolio per via delle guerra in Medio oriente ed Ucraina si sono dissolti. La crescita della zona euro è bassa ovunque, e tutti gli economisti concordano nel dire che l’attuale livello dei tassi rischia di avere ripercussioni gravi sulle economie dell’area. Più alti sono i tassi, più bassa è la propensione delle famiglie e delle imprese a spendere e investire. La preoccupazione per la crescita è tale da aver ormai convinto i venti governatori europei a non attendere una prima mossa della Federal Reserve, anch’essa con i tassi ai massimi ma molto prudente dopo il lieve – e inaspettato – aumento dell’inflazione americana.


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