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Dossieraggio, Pasquale Striano a "Le Iene": "I 40 mila accessi? Niente di illegale"

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Ultimo aggiornamento 27 Marzo, 2024, 12:32:41 di Maurizio Barra


 Nel corso dell’intervista con l’inviato del programma di Italia 1, il finanziere fornisce una versione differente sui fatti, scagionando in qualche modo il suo diretto superiore, il pm Antonio Laudati, anche lui indagato dalla procura di Perugia e tirato in ballo proprio da Striano durante un primo interrogatorio alla procura di Roma. A Gaetano Pecoraro, Striano parla così di Laudati: “Poteva difendere un po’ di più la baracca – dice -. Lo difenderò fino alla morte perché a me Laudati non ha mai detto: guarda questo e guarda quell’altro”. E quando Pecoraro gli fa notare che la sua versione risulta diversa a quella di poco tempo fa, replica: “Ma che stai scherzando… a me Laudati non mi ha mai chiesto di fare ricerche a parte in quei pochi casi ben dettagliati”.
 

In riferimento al dato delle 40 mila ricerche svolte accedendo alla banca dati della Dna, Striano fa dietrofront: “Sicuramente questa è una c… È fuorviante il dato, il mio lavoro è leggere le segnalazioni – commenta -. Se tu accedi a una segnalazione e te ne porta altre dieci, tu hai accesso a 3mila segnalazioni in un giorno. Gli input più importanti mi venivano da fuori, dall’amico giornalista e dal collega. Niente di illegale”.
 

 
Nel corso della sua chiacchierata in tuta e per strada con l’inviato di Italia 1, Striano parla anche del suo passato lavorativo, difendendo la sua carriera: “Per 39 anni stai da una parte, all’improvviso ti ritrovi dall’altra parte. La tua vita è devastata capito? Abbiamo gestito Buscetta, abbiamo avuto a che fare con con il boss dei Casalesi Bidognetti, abbiamo violato la legge per poter arrivare a determinati risultati. È una vita che camminiamo borderline. Sono stato su Messina Denaro per due anni. Io sono stato addosso a Nicastri e noi abbiamo intercettato delle telefonate dove il latitante ce l’avevamo in mano. Io posso scrivere 8000 libri. Io faccio saltare il matrimonio, la mia salute, gli avvocati. Io c’ho una rabbia dentro. Mi condanneranno con qualche cazzata, ma io voglio essere condannato per le cazzate ma non per quello che mi state attribuendo”.

 
Pecoraro poi gli chiede di Fedez. Anche il rapper, insieme a calciatori come Cristiano Ronaldo, è stato al centro dell’attenzione dei dossier. “Fedez non me lo ricordo, può essere stata una mia curiosità – dice -. Se tu mi vuoi condannare perché ho guardato Fedez, ci metto la firma subito. Avrò letto una notizia e ho verificato delle cose”. E sul ministro Guido Crosetto, dice: “Quella è un’altra storia. Io stavo indagando sugli investimenti che stavano facendo questi fratelli che sono i fratelli Mangione, su tutta Roma, ma secondo me è più facile che io sp****navo Crosetto per i rapporti che aveva con ‘sti soggetti o invece i miseri redditi che comunque, anche se sono sensibili, riservati, comunque sono dati che stanno su un 730, un 740. Ma lì è da dieci e lode. Io mi difenderò fino alla morte”.

Striano conclude parlando del sistema in generale: “Tu devi colloquiare con le DDA. Se un procuratore capo non parla con la Procura Nazionale, non funziona la cosa. Il rapporto fra magistrati e tra procure, è fondamentale per far girare le informazioni. A Melillo gliel’ho detto, io ho detto tutto. Una persona eccezionale, anche se è uno che se poi ti deve scaricare ti scarica. Al suo posto avrei fatto la stessa cosa, ma come potrei mai essere condannato per “dossieraggio” che non so neanche che parola è? Dimostrerò che esisteva un grande investigatore che lo volete far passare per un lavoro alla carlona. Però il lavoro alla carlona è quando poi i risultati che ha dato sono alla carlona pure quelli. Tu o sei alla carlona o sei un buon investigatore”.

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