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Ergastolo all'ex n.1 Federcalcio Cina per corruzione

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Ultimo aggiornamento 27 Marzo, 2024, 00:55:03 di Maurizio Barra

L’ex numero uno della Federcalcio cinese, Chen Xuyuan, è stato condannato all’ergastolo per corruzione, ultima vittima illustre del giro di vite promosso dal presidente Xi Jinping contro il malaffare che negli ultimi mesi ha preso di mira soprattutto la finanza e lo sport, a partire dal calcio.

La Huangshi Intermediate People’s Court, nella provincia di Hubei, lo ha infatti riconosciuto colpevole di “aver accettato tangenti”, ha riferito il Quotidiano del Popolo, la voce del Partito comunista. Tra il 2010 e il 2023, Chen ha approfittato degli incarichi presso la Federazione e altri organismi per “accettare illegalmente somme di denaro da altre persone per totali 81,03 milioni di yuan (11 milioni di dollari)”, causando “gravi conseguenze all’industria calcistica nazionale”.

L’ex presidente della Federcalcio è apparso a gennaio in un documentario trasmesso sulla tv statale utilizzato come monito anticorruzione, confessando di aver accettato soldi da coloro che volevano avere i suoi favori: “I tifosi possono accettare il fatto che la situazione del calcio cinese sia pessima, ma non possono perdonare la corruzione”, ha detto.

Il presidente Xi è un appassionato di calcio e ha il sogno dichiarato di ospitare in Cina, possibilmente vincendola, un’edizione della Coppa del Mondo. Malgrado gli enormi investimenti, il settore versa in pessime condizioni. La nazionale continua ad accumulare risultati fallimentati: all’ultima Coppa d’Asia disputata a gennaio, i Dragoni rossi sono stati eliminata nella fase dei gironi. Mentre la Super League – la Serie A mandarina – è alle prese con i fallimenti societari, in scia alla crisi immobiliare che ha abbattuto colossi come Evergrande. Negli ultimi anni, poi, sono stati rimossi circa 10 alti dirigenti della Federcalcio, compreso Chen. E l’elenco dovrebbe includere anche quello dell’ex allenatore della nazionale Li Tie, molto vicino a Chen, a rischio condanna.

Un altro caso che ha scosso il calcio cinese è quella del nazionale sudcoreano Son Jun-ho, arrestato lo scorso maggio “con l’accusa di aver accettato tangenti da dipendenti non statali”. Il ministero degli Esteri di Seul ha riferito lunedì che Son era stato rilasciato ed era tornato a casa, chiudendo una vicenda dai molti aspetti oscuri. 
   

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