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Il Re delle soffitte non può essere processato: ecco perché la giudice ha prosciolto Giorgio Molino

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 27 Marzo, 2024, 12:53:17 di Maurizio Barra

Per tutti, a Torino, Giorgio Molino è ormai il “ras delle soffitte”: proprietario di 1.418 immobili affittati soprattutto a stranieri, accusato di evasione fiscale per 4 milioni e imputato per una lunga lista di fatture false. Ma Molino è anche un uomo di quasi 82 anni che è stato dichiarato “non in grado di stare in giudizio” da tre periti del tribunale: per questo, ieri mattina, la giudice Benedetta Mastri ha stabilito di “non doversi procedere” nei confronti dell’anziano imprenditore. Tradotto, non si può accertare se l’imputato sia colpevole o innocente a causa dell’età avanzata e dei suoi problemi di salute. Per questo è stato prosciolto. Invece l’altro imputato è stato assolto per non aver commesso il fatto.

I reati contestati erano l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, firmate per evadere il fisco, la dichiarazione di passivi fittizi e la distruzione di documenti contabili. Secondo l’accusa mossa dal pubblico ministero Mario Bendoni, tutto girava attorno a due aziende: la Acaja srl e la Affittitorino.org. Per la procura, Molino e l’altro imputato hanno firmato una serie di fatture false fra le due società. In pratica, una faceva uscire dai propri bilanci denaro che finiva sui conti correnti dell’altra e viceversa, simulando lavori edili che non sarebbero mai stati eseguiti.

Ma tutte le accuse si sono scontrate con le condizioni di salute del “ras” 82enne. E il proscioglimento di ieri potrebbe influire anche sull’altra inchiesta di cui è protagonista Molino, accusato di un’evasione Irpef per 3 milioni e 927mila euro.

Secondo l’inchiesta della Guardia di Finanza e del pubblico ministero Elisa Buffa, l’impero di Molino si fonda su di una galassia di società e di associazioni senza scopo di lucro (le Aps), con cui poteva strappare una tassazione agevolata. Una parte della somma contestata è già stata sequestrata, anche “fisicamente”: i finanzieri hanno trovato 183.035 euro a casa di Molino e altri 85.670 a casa di un’altra persona, che ha ammesso di averli ricevuto in regalo da lui. Il resto del denaro è stato prelevato dai conti della Medea Uno e della Immobiliare San Giuseppe, due delle società che, secondo l’accusa, Molino usava da schermo. E che, insieme ad Acaja srl e a Claudio ss, risultano proprietarie di 1.418 immobili. I legali di Molino e delle aziende, gli avvocati Luca Gastini, Erika Gilardino e Marika Crivelli, si sono rivolti al Tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro, sostenendo che le società non c’entrino nulla. I giudici hanno dato loro torto ma ora gli avvocati si sono rivolti alla Corte di Cassazione.

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