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Nureyev riconquista Parigi

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Ultimo aggiornamento 27 Marzo, 2024, 12:53:59 di Maurizio Barra

Ogni nota un passo. Definiva così le coreografie di Rudolf Nureyev Vittoria Ottolenghi, decana della danza italiana. Secondo lei era assolutamente un bene. E nel “Don Chisciotte” del corografo tartaro, leggenda della danza, che in questi giorni va in scena alla Opéra de Paris, Bastille, di passi ce ne sono davvero tanti. Ma Nureyev è una leggenda e le leggende si accettano e basta. Perché Rudolf Nureyev con la sua vita e la sua figura “greather then life”, la sua vita privata, la sua morte tragica (vittima dell’Aids) è stato certamente in grado di portare la danza fuori dai suoi soliti confini e farne un fenomeno pop. E lo dimostra il balletto in scena a Parigi così come la bella mostra “Rudolf Nureev à l’Opéra” che testimonia del suo fervore artistico di quegli anni.

“Don Chisciotte” dunque (l’originale è di Marius Petipa del 1869) una coreografia che esplode e si scatena in palcoscenico per la gioia dello spettatore. Prologo nell’arcano studio di Don Chisciotte della Mancha alle prese con i suoi sogni di hidalgo senza terra in cerca di ventura con il suo compagno, lo squinternato Sancho Panza, sempre affamato e in cerca di cibo da arraffare.

Poi ecco ribollente di popolazione festante la piazza di Barcellona. È la scena fondamentale del balletto, dove facciamo conoscenza di tutti i personaggi della commedia: lo squattrinato barbiere Basilio (Paul Marque, bello e bravo) innamorato di Kitri (Sae Eun Park belle linee, personalità evanescente) che il padre, l’oste Lorenzo vuole dare in sposa al ricco Gamache (Daniel Stokes), nobile signorino effeminato. Breve considerazione. Su questi personaggi, come Gamache in DQ o lo sciocco Alain della “Fille Mal Gardèe” ( visto sempre all’Opéra nei giorni prima) non sarebbe forse il fatto di fare un piccola riflessione sul gay-me too? Cioè questo personaggi comici e perdenti devono sempre essere effeminati? In contrapposizione ai virilissimi eroi vincenti? Così andavano le cose.

E poi largo all’espada alla danzatrice di strada, ai matadores , alle ragazze di Barcellona. Qui nell’animazione della piazza Nureyev riprende la visione che il coreografo moscovita Gorskij (influenzato dal Teatro d’arte e il realismo di Stanislavskij) aveva realizzato a Mosca nel 1901 e portato a Pietroburgo due anni dopo mandando in soffitta le perfette linee dei gruppi di Petipa. Le due diagonali di Kitri sono da antologia della danza.

Basterebbe questa scena, con assoli, duetti e insiemi a mandare a casa soddisfatto lo spettatore.’

Per sfuggire alle insistenze di Lorenzo i due giovani scappano e si rifugiano in un campo di zingari. E anche qui si danza, e ci mancherebbe altro, i gitani non si tirano indietro e danno sfoggio della loro bravura. Ma c’è anche un mulino a vento e Don Chisciotte sopraggiunto lo scambia per un nemico da combattere e resta appeso tramortito a una delle pale.

Quindi delira, sogna e si trova in un bosco popolato di Driadi , l’immancabile atto bianco che tutto l’800 si porta dietro a partire dalle villi e le silfidi dei balletti romantici della prima metà del secolo

Tutu bianchi e linee eleganti per il corpo di ballo, regina delle driadi (Héloise Bourdon) cupido, variazioni classiche. Per poi tornare al mondo reale, alla scena della taverna e le nozze dei due fidanzati con relativo e classicissimo passo a due che i grandi della danza han reso popolare: come non ricordare Maksimova e Vasil’ev?, Paul Marque e Sae Eun Park sono totalmente in parte e il balletto si chiude con la travolgente sarabanda finale.

Resta da dire della mostra davvero bella al Museo di Palais Garnier. Nureyev e Parigi: un legame indissolubile. A partire da quel 19 maggio del 1961 quando con il balletto del Kirov si esibì proprio all’Opéra Garnier nell’atto delle ombre dalla “Bajadera” conquistando il pubblico per la sua danza rapida e aggressiva come una tigre.

Per diventare pochi giorni dopo un evento internazionale quando alla partenza dei suoi colleghi per Londra, mente per lui era destinato il ritorno in Urss decise di abbandonare tutto e restare in Occidente. Fu il primo a decidere di scegliere il mondo capitalistico. Una scelta di liberta? O piuttosto la consapevolezza che a Leningrado avrebbe continuato a ripetere sempre gli stessi ruoli?

Nel 1983 la nomina a direttore della compagnia dell’Opéra.

In varie occasione il ministro della a cultura di allora Jack Lang raccontò quante pressioni aveva avuto dal potere sovietico per non procedere in quella direzione. Ma dal 1983 al 1989, sonio state belle stagioni sotto la sua direzione, con i classici rivisitati, tutoli nuovi, grandi artisti invitati, primo fra tutti William Forsythe.

Nureyev moriva il 6 gennaio del 1993, or sono 31 anni. Ma il suo lascito , su cui certo sarebbero necessari molte riflessioni, resta fondamentale.

Ma intanto l’Opéra non si ferma e il suo direttore José Martinez ha nominato una nuova étoile Bleuenn Battistoni al termine della replica della “Fille mal gardée” del 26 marzo. Battistoni tornerà a danzare quel ruolo il 31 marzo mentre interpretà “Giselle”a Palais Garnier in molte repliche dal 29 aprile

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