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Epatiti, 600 casi nel 2023; crescono A, B ed E in calo la C

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Ultimo aggiornamento 28 Marzo, 2024, 16:59:11 di Maurizio Barra

Nel corso del 2023 in Italia sono
stati registrati 523 nuovi casi di epatite A, B, C ed E. A
questi si sommano 1 caso di epatite Delta e quasi 60 per cui non
è stato determinato la famiglia del virus. Sono i dati che
arrivano dal Sistema di Sorveglianza sulle epatiti Seieva,
dell’Istituto Superiore di Sanità resi disponibili questa
mattina.

   
Il bollettino mostra una lieve crescita delle forme A, B ed E
rispetto allo scorso anno e un calo dell’epatite C. La
riduzione, in confronto alla metà degli anni Ottanta, è però
imponente: l’incidenza è scesa di circa 20 volte per l’epatite
A, di 40 volte per l’epatite B e di 50 per l’epatite C.

   
Nel dettaglio, nel 2023 sono stati notificati al Seieva 267
casi di epatite A. La maggioranza dei casi è risultata legata al
consumo di molluschi crudi o poco cotti a viaggi in zone
endemiche, rapporti sessuali fra uomini e consumo di frutti di
bosco. 45 infezioni sono state registrate in bambini e ragazzi
con meno di 14 anni.

   
Sono stati 153 i casi di epatite B; in tal caso, le probabili
fonti di infezione più frequenti sono stati l’esposizione a
trattamenti di bellezza quali manicure, piercing e tatuaggi, le
cure odontoiatriche, i comportamenti sessuali a rischio. Solo
più indietro gli interventi sanitari.

   
Continua la discesa dei casi di epatite C: sono stati 51. In
tal caso il fattore di rischio più frequente è stato il ricorso
a trattamenti estetici (40,4% dei casi), che ha superato per la
prima volta negli ultimi anni l’esposizione nosocomiale (29,4%);
l’uso di droghe è stato registrato nel 27,1% del campione.

   
58, invece, i casi di epatite E, 4 dei quali in persone di
ritorno da Paesi in cui l’infezione è endemica. La gran parte
dei casi autoctoni risultano legati al consumo di carne di
maiale o cinghiale cruda o poco cotta.

   
Il rapporto sottolinea inoltre l’insufficiente quota di test
eseguiti per rilevare l’epatite Delta. Il virus responsabile
dell’infezione può infatti infettare le persone colpite da
epatite B, aggravandone i danni al fegato.

   

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