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La Chocoflation che spaventa consumatori e produttori: ecco da dove arriva il rally dei prezzi del cacao

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Ultimo aggiornamento 28 Marzo, 2024, 02:54:59 di Maurizio Barra

I consumatori anche meno attenti, e giù golosi, se ne sono accorti da tempo. Il prezzo del cacao, e quindi del cioccolato, continua a salire. Si è passata quota 10mila dollari per tonnellata. Tre volte tanto lo scorso anno, +129% da inizio anno. Una crescita superiore a quella del Bitcoin e del rame. Una situazione che, a causa dell’emergenza climatica, è stata definita “inaudita” da Riccardo Illy, patron del Polo del Gusto, di cui Domori è una delle stelle. Eventi naturali avversi hanno iniziato la spirale, l’aggressività di alcuni fondi d’investimento ha fatto il resto.

La lunga corsa delle quotazioni del cacao potrà anche non avere implicazioni già in questa Pasqua, dato che la produzione di cioccolato era già stata pianificata. Ma potrà averne in futuro, se i prezzi si manterranno su questi livelli. “Una tonnellata di cacao costa ora più di una tonnellata di rame”, ha spiegato Kathleen Brooks, analista di XBT. La forte domanda combinata con una significativa riduzione dell’offerta dall’Africa occidentale, la principale regione produttrice di cacao al mondo, ha spinto i prezzi ai massimi storici nel 2023. Da allora, i prezzi hanno continuato a battere record su record.

La continua impennata dei prezzi è dovuta a una combinazione di fattori, non ultimo la scarsità di cacao proveniente dall’Africa occidentale. La Costa d’Avorio e il Ghana sono di gran lunga i principali produttori mondiali di semi di cacao, fornendo quasi il 60% della produzione totale per il raccolto 2022/23, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Cacao (ICCO). “L’anno scorso questi Paesi hanno sperimentato condizioni climatiche difficili, in particolare un caldo intenso, che ha avuto un impatto negativo sulla produzione”, fa notare Ole Hansen, analista di Saxobank. Anche Illy ha rimarcato all’ANSA alcuni aspetti fondamentali in ottica futura. Per ora la fiammata non dovrebbe avere implicazioni immediate, ma “se si dovesse raggiungere la cosiddetta soglia resistenza, i fondi continueranno a vendere e l’impennata rientrare con quotazioni ragionevoli” non ci saranno grandi problemi. Al contrario, “se il cacao dovesse restare a 10mila dollari ci saranno ulteriori rincari”.

Secondo l’imprenditore italiano, per le aziende, “l’effetto di quanto sta avvenendo è vivere alla giornata cercando di indovinare sapendo che si faranno errori”. L’industriale ha analizzato le ragioni dell’impennata: “Una sommatoria di fattori, naturali, economici e finanziari. Quelli naturali sono la siccità che ha colpito i due principali paesi produttori, Ghana e Costa d’Avorio, e una malattia che ha colpito le piante, soprattutto in Costa d’Avorio che ha ridotto la produzione”. Il fattore economico è invece “il lunghissimo periodo di materia prima al costo basso di 2.500 dollari la tonnellata, un quarto di quello odierno, che non ha consentito ai produttori di rinnovare le piantagioni”. Come le viti, spiega, “anche la pianta di cacao riduce la produttività con il tempo e va sostituita, cosa che non è stata fatta”. Infine, “come una ciliegina avvelenata sulla torta, i fondi di investimento hanno speculato sul cacao, provocando il disastro”. Pesa che a decidere siano non più gli uomini ma i robot: “Se l’uomo è difficile da prevedere, per la macchina è impossibile”.

Gli analisti di Allianz parlano apertamente di “Chocoflation”, ovvero l’inflazione da cacao. Come ricordano gli economisti della colosso finanziario tedesco, “i prezzi del cacao sono alle stelle poiché l’offerta sarà inferiore alla domanda per il terzo anno consecutivo nel 2024. E i consumatori ne pagheranno il prezzo. Tra il 2015 e il 2019, una tonnellata di cacao aveva un prezzo medio di circa 2.500 dollari”. Ora, i prezzi dei futures del cacao hanno infranto record di oltre 50 anni, poiché si prevede che il consumo supererà la produzione con un deficit di 374.000 tonnellate. Per proteggere i margini, spiega Allianz, “è probabile che i pasticceri esplorino misure di risparmio sui costi, come la riduzione del contenuto di cacao dei loro prodotti, la sostituzione del cacao con alternative più economiche o la riduzione delle quantità (ovvero la restrizione inflazionistica, o shrinkflation)”. In alternativa, dice la casa d’affari, “potrebbero semplicemente aumentare i prezzi o attuare uno spostamento strategico verso prodotti premium e ad alto margine per controbilanciare l’aumento dei costi di produzione”. Ad oggi, nonostante le turbolenze, “le prospettive di redditività per i principali produttori di caramelle/cioccolato rimangono solide, con utili per azione previsti in leggero aumento del +1% in media per i maggiori produttori quotati”. Ciò suggerisce che “le conseguenze immediate dell’aumento dei prezzi del cacao ricadranno sui consumatori piuttosto che sui profitti delle aziende”. Vale la pena notare, dice Allianz, “che l’aumento dei prezzi al dettaglio è ancora molto inferiore all’aumento dei prezzi del cacao, suggerendo ulteriori sofferenze in arrivo per gli amanti del cioccolato”.

La marginalità ridotta, la produzione in calo, gli eventi climatici estremi e le tensioni geopolitiche in corso, rimarcano da Morgan Stanley, sono tutti elementi che potranno supportare gli attuali livelli di prezzo per buona parte dell’anno. L’orizzonte dei produttori, nonostante una Pasqua 2024 messa relativamente in sicurezza, è già al prossimo anno. Ma l’incertezza globale pesa. A tal punto che a causa dei rincari BNP Paribas Exane ha ridotto la propria valutazione su Hershey a “neutral” da “outperform”. Dalle Borse mercantili a quelle tradizionali, il passo è breve.

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