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Bregantini, è necessario guardare la sofferenza degli altri

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 29 Marzo, 2024, 23:50:47 di Maurizio Barra

“Papa Francesco nella ‘Fratelli
tutti’ parla di un mondo senza speranza: è la crisi ecologica
che ci avvolge, la guerra in Palestina, Gaza con le morti
incredibilmente numerose di tanti bambini, è l’Ucraina dove
anche questa notte hanno bombardato in maniera tragica, è il
terrorismo a Mosca”. Monsignor Giancarlo Bregantini, ex vescovo
della diocesi di Campobasso-Bojano, ha portato questa
riflessione in occasione della celebrazione della Passione di
Gesù nel Duomo di Trento.

   
Bregantini – si legge in una nota – ha ripercorso le ultime
sette parole di Cristo in croce, a cominciare da quel “Dio mio,
Dio mio perché mi hai abbandonato”. “È il grido più doloroso
della storia, perché racconta la crisi di senso e di vuoto che
proviamo anche noi, la solitudine, la noia, le nuove terribili
droghe”, ha detto.

   
“Tutti noi – argomenta monsignor Bregantini ricordando anche
un suo recente ricovero in ospedale – ci chiediamo: perché
proprio ora, perché proprio a me? Gesù ha vissuto, come noi,
questo momento. Ma, adagio adagio, Gesù è uscito dal buco della
disperazione e ci ha insegnato un metodo: se vuoi uscire dalla
tua sofferenza, guarda la sofferenza degli altri. Solo così si
esce dal proprio buco nero della storia, per incontrare la luce.

   
Il cammino teologico e umano di Gesù Cristo diventa anche il
cammino della Chiesa, nell’ascoltare i drammi del nostro tempo,
accompagnando le persone a ritrovare speranza”.

   
Bregantini ha ricordato l’incontro a Locri con una docente di
matematica malata terminale, “con la quale ebbi l’ispirazione di
ripercorrere proprio le sette parole di Cristo in croce. La
professoressa di matematica mi disse: in Dio tutte le frazioni
si compongono in unità e tutto ritrova significato. I figli
posero questa frase, in caratteri rossi, sul suo sepolcro. Lei
aveva capito che anche la sua morte entrava nella morte di Gesù,
che porta a compimento ogni cosa”.

   

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