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Da Degas a Renoir, l'Impressionismo in mostra a Roma

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Ultimo aggiornamento 29 Marzo, 2024, 20:05:08 di Maurizio Barra

A 150 anni dalla prima mostra
ufficiale, quella organizzata dal fotografo Nadar il 15 aprile
1874 a Parigi, arriva a Roma Impressionisti – L’alba della
modernità, mostra antologica che celebra il movimento al Museo
storico della fanteria, dal 30 marzo al 28 luglio, con oltre 160
opere di 66 artisti, tra i quali spiccano Degas, Manet, Renoir e
l’italiano De Nittis.

   
“Una mostra dal taglio particolare, inedito, realizzata
appositamente per questo luogo”, racconta Vincenzo Sanfo, membro
del comitato scientifico diretto da Vittorio Sgarbi e composto
anche dall’ex direttore del Musée du Petit Palais e Membre Ecole
du Louvre, Gilles Chazal, e dall’ex direttrice del Musée de
Chartres e Musée Paul Valeéry, Maithé Vallès-Bled.

   
Divisa in tre sezioni (Da Ingres a L’Ecole de Barbizon, i
fermenti dell’Impressionismo; L’Impressionismo; e L’eredità
dell’Impressionismo), la mostra, prodotta da Navigare srl,
abbraccia un arco temporale che va dall’inizio dell’Ottocento,
con opere di Ingres, Corot, Delcroix e Doré, tutte provenienti
da collezioni private italiane e francesi, arrivando agli eredi
Toulouse-Lautrec, Permeke, Derain, Dufy e Vlamininck, per
concludersi al 1968 con un’acquaforte di Pablo Picasso.

   
Ma non solo. Accanto alle opere poco conosciute dei grandi
protagonisti, come Pissarro, Degas, Cézanne, Sisley, Monet,
Morisot e Renoir, e insieme a incisioni, libri e oggetti
personali, spiccano anche le tele di comprimari come
Bracquemond, Forain, Lepic, Millet, Firmin-Girad e Lecomte.

   
“L’impressionismo non è un movimento, ma una condizione umana
– commenta Sgarbi -. È la vita, la possibilità di rappresentare
stati d’animo, questo vuol dire la mostra. E portarla qui non è
solo sperimentare luoghi nuovi: conquistare uno spazio di guerra
con una mostra d’arte che espone anche la teiera di Monet, è
portare la pace”.

   

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