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L'impegno politico e l'amore per la sua città: ecco perché Ugo Martinat merita una via a Torino

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 2 Aprile, 2024, 17:09:33 di Maurizio Barra

Il 28 marzo scorso è apparsa sui social, postata dal figlio Luca, la bella foto di Ugo Martinat con la sua compagna di una vita Kise. La data è quella della sua scomparsa, quindici anni fa. Sono già passati tre lustri da quando, troppo presto, Ugo ci ha lasciati.

Lo rimpiange il mondo della destra che tanto gli deve e almeno due generazioni di (ex) ragazzi torinesi. La prima, a cui hanno appartenuto tra gli altri l’editore di questo giornale e il sottoscritto, ha conosciuto Ugo per la militanza politica nei raggruppamenti giovanili del MSI. Si entrava in quel movimento solitamente giovanissimi quando è facile che nascano amicizie che durano per la vita, cementate nel terribile clima politico dei furiosi anni settanta, detti di piombo appunto. Ed Ugo era il nostro capo indiscusso, un leader naturale ma anche un uomo che ha saputo esaltare il sentimento dell’amicizia di cui molti di noi continuano ad essergliene grati. Era un uomo generoso, aiutava chi era in difficoltà, sempre con discrezione.

Scoprii un giorno a casa sua che preparava con sua madre, sotto le feste, i pacchi da mandare a padre Ruggero cappellano delle “Nuove” per i carcerati. Fu l’erede dell’onorevole Abelli, il grande Tullio fondatore del Msi a Torino, uomo speciale, parà, coraggiosissimo che si lanciò, nel 1976, per l’ultimo suicida volo dalla finestra di casa, in un momento di grave depressione. Martinat raccolse la fiaccola e diventò il leader della destra in Piemonte che allora, ben prima della discesa in campo di Berlusconi e della nascita della Lega, era rappresentata esclusivamente dal Msi. Lasciò il mondo giovanile ed entrò nella politica “alta”. Consigliere comunale a Torino e poi per ben ventidue anni a Montecitorio e tre anni al Senato, fino alla prematura scomparsa. Prima come apprezzato esponente dell’opposizione e poi come membro del governo.

Come viceministro dei lavori pubblici sono innumerevoli le opere pubbliche che si sono potute realizzare in Piemonte grazie al suo costante e testardo impegno, i finanziamenti per le case popolari e ogni iniziativa che potesse essere di giovamento al Piemonte e alla città di Torino, qualunque fosse il colore delle amministrazioni locali beneficiate dalla sua azione. Questa sua attività a favore della sua città e della sua regione, è generalmente riconosciuta dagli esponenti del ceto politico e della società civile torinese e piemontese.

Ci permettiamo di suggerire alla Commissione Toponomastica della Città di Torino e alle amministrazioni comunali della regione di intitolare una via a Ugo Martinat. Un uomo che merita di essere ricordato dalla città che ha servito ed amato sopra ogni cosa.

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