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World Central Kitchen, ecco chi sono gli chef in missione per nutrire corpo e anima

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Ultimo aggiornamento 2 Aprile, 2024, 16:56:24 di Maurizio Barra

«World Central Kitchen è un’idea semplice nata in casa, con mia moglie Patricia: quando le persone hanno fame, bisogna mandarli dei pasti. Non domani, oggi». Così lo chef José Andrés spiega l’anima di World Central Kitchen, organizzazione no profit nata per distribuire pasti nelle zone del mondo colpite da disastri naturali e guerre. La prima spedizione fu nel 2010, l’anno del terribile terremoto che devastò Haiti. Lo chef Andrés, nato a Mieres, in Spagna, e naturalizzato americano, organizzò la prima spedizione pensata non solo per nutrire le persone bisognose, ma per “coccolarle” cucinando insieme a loro i piatti locali come i fagioli neri schiacciati e passati con una salsa cremosa, piatto tipico delle isole caraibiche.

Da allora gli chef di World Central Kitchen hanno girato il mondo, da Houston a Porto Rico, dove dopo la devastazione dell’uragano Maria iniziarono a cucinare il sancocho nel ristorante di un amico nel quartiere di Santurce, dai migranti che arrivano al confine degli Stati Uniti dopo essere fuggiti da violenza e povertà alle famiglie vittime della guerra Ucraina, dove Wck ha anche aperto una scuola di cucina.

«Quando hai bisogno di un servizio medico, porti medici e infermieri. Quando è necessaria la ricostruzione delle infrastrutture, si utilizzano ingegneri e architetti. E se devi nutrire le persone, hai bisogno di chef – ragiona chef Andrés -. Il nostro obiettivo è dare pasti cucinati con ingredienti locali da cuochi professionisti». Cibo non solo per nutrire il corpo, ma anche le anime. Dall’inizio della guerra a Gaza, Wck si è mobilitata per aiutare a portare cibo e beni di prima necessità agli abitanti della Striscia, anche attraverso il nuovo corridoio marittimo da Cipro: insieme alla spagnola Open Arms ha così consegnato “via mare” i primi aiuti arrivati alla popolazione palestinese. «Oggi abbiamo perso molti dei nostri fratelli e sorelle in un attacco aereo dell’Idf, l’esercito israeliano, a Gaza. Il mio cuore è spezzato – ha detto lo chef commentando l’uccisione di sette dei suoi operatori umanitari in un raid israeliano –. Il governo israeliano deve fermare queste uccisioni indiscriminate. Deve smettere di limitare gli aiuti umanitari, smettere di uccidere civili e gli operatori umanitari e smettere di usare il cibo come arma di guerra».


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