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Cambiamento climatico e viticoltura: tra zone scomparse, nuove terre fertili e possibili soluzioni

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 3 Aprile, 2024, 18:17:10 di Maurizio Barra

Prevedere il futuro del settore vinicolo si rivela una sfida ardua, non solo a causa del recente calo nelle vendite, aggravato da un contesto economico difficile che trasforma l’acquisto di vino in un lusso non essenziale, ma anche per la crescente preoccupazione del cambiamento climatico. Quest’ultimo, con un rialzo delle temperature e periodi di siccità sempre più frequenti e intensi, ha reso il futuro della viticoltura sempre più incerto e imprevedibile.

Secondo uno studio dell’Università di Bordeaux, pubblicato a fine marzo su Nature Reviews Earth & Environment, in cui si evidenzia l’impatto devastante del riscaldamento globale, se le temperature globali aumenteranno di oltre due gradi entro la fine del secolo potrebbe rendere inadatte alla coltivazione dell’uva fino al 70% delle attuali aree vinicole. 

Da questo studio emerge una situazione critica per le principali regioni vinicole del mondo, come Spagna, Grecia, California meridionale e Italia che, con un aumento della temperatura di due gradi entro la fine del secolo, potrebbero vedere scomparire e perdere l’idoneità il 90% delle loro regioni costiere e di pianura.

Il panorama delle Langhe, una delle zone vinicole più famose d’Italia (Fonte Instagram @langheexperience)

Gli autori dello studio hanno esaminato oltre 200 ricerche, categorizzando le aree vinicole mondiali in base a specifiche condizioni climatiche, e hanno concluso che il cambiamento climatico sta modificando la resa, la qualità e la geografia della produzione vinicola.

Ma, mentre alcune regioni potrebbero non essere più idonee per la viticoltura, altre potrebbero vedere un aumento della produzione, come lo dimostrano il caso della Stato di Washington e la Francia settentrionale, o diventare nuovi terreni fertili, come il Regno Unito meridionale.

Tra le soluzioni possibili che al momento si possono proporre, sicuramente occorre che i produttori siano pienamente consapevoli della gravità della situazione e siano pronti ad adottare nuove strategie, come la selezione di varietà di uva adatte, la modifica dei metodi di coltivazione e la gestione del suolo, per preservarne la fertilità e la biodiversità.

Molto importante è anche la ricerca scientifica, che ultimamente sta facendo grandi passi avanti per preservare la biodiversità, promuovendo incroci naturali tra viti europee e americane, come lo dimostra l’esempio dei vini Piwi, oggetto di grande interesse per Veneto e Piemonte.

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