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“Un mondo a parte”: quando la montagna è vera vince anche al cinema

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Ultimo aggiornamento 3 Aprile, 2024, 17:12:01 di Maurizio Barra

«La montagna lo fa»: è il mantra del film “Un mondo a parte” di Riccardo Milani, che durante il weekend di Pasqua ha sbancato il botteghino con oltre 700 mila euro di incasso. I protagonisti sono Antonio Albanese e Virginia Raffaele nei panni di un maestro elementare e di una vicepreside di una scuola “pluriclasse” di un paesino di montagna nel Parco nazionale d’Abruzzo, dove «la rassegnazione si mangia a morsi come la scamorza». Insieme si battono per non far chiudere l’istituto per carenza di studenti, «perché quando chiude una scuola, si disgrega una comunità, e un pezzo di montagna muore».

Finalmente una pellicola che, con poche concessioni cinematografiche, tratta con realismo le difficoltà che si trovano ad affrontare gli abitanti delle terre alte, siano gli Appennini o le Alpi: spopolamento, accessibilità, carenza di infrastrutture, sostenibilità, isolamento. Il regista conosce bene quei luoghi dell’alta Val di Sangro – Opi, Villetta Barrea, Sperone, Gioia dei Marsi, Pescasseroli – e ne trae una bella storia senza indulgere nel solito cliché della montagna da cartolina: “mozzafiato” o bellissima” come la dipinge Albanese appena trasferitosi da Roma sui Monti Marsicani.

Per farlo, il regista si affida a pochi attori professionisti e a molta gente del posto – bambini compresi – che i disagi della vita nei borghi li vive quotidianamente. E riesce a metterci dentro un po’ tutti gli aspetti della vita vera di montagna: l’asprezza dei luoghi, la penuria di lavoro, la diffidenza verso i forestieri, ma anche la solidarietà, l’amore, il senso di comunità. C’è spazio persino per temi caldi come l’omofobia, l’integrazione sociale e il Pnrr.

Il regista non cade nemmeno nella retorica che i montanari siano i soli depositari della montanitudine. Anzi. Se il maestro di città porta i mocassini con la neve e non sa «appicciare» la stufa a legna, gli abitanti di montagna non brillano certo per trasparenza e intraprendenza. «Se le cose non le dici non succedono»: un’alzata di spalle, e avanti indifferenti col solito tran tran, con i residenti che sanno tutto di tutti ma non fanno nulla per migliorare le cose perché ormai «abituati al peggio».

E allora spicca la determinazione di Duilio, un giovane ex alunno di Virginia Raffaele che, a differenza degli altri bambini col sogno di fare gli youtuber, vuole resistere a tutti i costi nel suo paese a coltivare la terra: «Io il mio paese non lo lascio», dice. Una follia per i suoi genitori montanari, ma che invece rappresenta un esempio di «restanza» da incentivare per frenare lo spopolamento dei borghi. Eh sì, anche questo, a volte, la montagna lo fa.

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