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Caso La Russa jr, effettuato il test della droga dello stupro sulla ragazza: “Nessuna certezza”

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Ultimo aggiornamento 5 Aprile, 2024, 20:43:26 di Maurizio Barra

L’analisi sul capello della 22enne che ha denunciato di essere stata vittima di violenza sessuale da parte di Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato, non è risolutiva ai fini dell’inchiesta. È la conclusione che trapela dalla consulenza voluta dalla procura di Milano e affidata all’esperto di tossicologia forense e docente all’Università Statale, Domenico Di Candia.

La perizia
Da quanto emerge, c’è il Ghb (principio attivo presente anche nella cosiddetta “droga dello stupro”), ma in un quantitativo compatibile anche con uno sviluppo fisiologico. Il Ghb (usato nel settore farmaceutico) è, infatti, un acido gamma-idrossibutirrico presente naturalmente nel nostro organismo.

Dato il valore riscontrato – riferibile a un periodo compatibile (lo scorso maggio) con il presunto stupro per cui è indagato anche Tommaso Gilardoni, l’amico deejay di La Russa jr – non si può dire se la presenza è legata all’assunzione o è fisiologica.

Dopo questo accertamento, la pm di Milano Rosaria Stagnaro e l’aggiunto Letizia Mannella attendono gli esiti degli esami tossicologici e l’analisi dei video trovati nel cellulare di Gilardoni, solo dopo potrebbero risentire alcuni protagonisti dell’indagini e quindi decidere – verosimilmente entro l’estate – se portare avanti l’accusa nei confronti dei due indagati oppure chiedere l’archiviazione.

I difensori di Leonardo Apache La Russa
«Le conclusioni della perizia disposta dalla Procura della Repubblica confermano in maniera assoluta che i livelli di Ghb rilevati nel capello della ragazza sono costanti nell’arco dei cinque mesi esaminati e che tali livelli escludono assunzioni esterne» spiegano gli avvocati Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni, legali di Leonardo Apache La Russa. «La Difesa di Leonardo La Russa è molto soddisfatta dell’esito della perizia – hanno chiarito i legali -. Se ci fosse stata una assunzione, secondo i dati scientifici riferiti anche dal nostro consulente, sarebbe sicuramente emersa, cosa che non è avvenuta».

La circostanza, spiegano ancora i difensori, «indicata dal perito in chiusura che una singola assunzione non sarebbe comunque rilevabile, non trova fondamento scientifico tant’è che lo stesso perito non ne fa cenno alcuno e, soprattutto, non si capirebbe, in tal caso, che senso avrebbe avuto la perizia».

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