Ultimo aggiornamento 5 Aprile, 2024, 07:06:18 di Maurizio Barra
A causarlo, l‘inchiesta sulla compravendita di voti per le elezioni comunali di Triggiano del 2021 che ha portato alle dimissioni, sia dall’incarico di assessora regionale ai Trasporti che dagli organismi del Partito Democratico, di Anita Maurodinoia – indagata insieme al marito Sandro Cataldo, arrestato e ai domiciliari,
Dopo il clamore sull’altra inchiesta, quella per il voto di scambio politico-mafioso nelle elezioni del 2019, che aveva portato il ministro Matteo Piantedosi a nominare una commissione per valutare lo scioglimento per mafia del Comune di Bari, PD e M5s avevano trovato coesione e solidarietà dai cittadini. Si preparavano dunque a elezioni primarie per scegliere un candidato unico per il comune di Bari: tra la scelta del Pd, Vito Leccese, e quella di Sinistra Italiana e Movimento 5 stelle, Michele Laforgia.
La nuova inchiesta, invece, provoca il big bang. Il leader dei 5 stelle Giuseppe Conte arriva in città e, prima di andare al comizio per la presentazione del candidato Laforgia, lancia la bomba: “ci ritiriamo dalle primarie”.
Ansa Il segretario del PD, Elly Schlein
La linea “testardamente unitaria” rivendicata dalla Schlein è così a dura prova. Perché, come aveva precisato la stessa leader Pd, “non possiamo essere soltanto noi a sentire la responsabilità di costruire l’alternativa a questo governo”.
Chi è vicino alla segretaria Dem parla di una Schlein che per tutta la mattina di ieri ha provato a cercare il leader dei Cinque Stelle per mettersi d’accordo sulla possibilità di far slittare le primarie.
Il tutto nella piena condivisione di quel che stava accadendo, anche perché, nel governo regionale, Pd e Movimento sono in maggioranza: dunque il coinvolgimento nell’inchiesta di Anita Mauradinoia colpisce politicamente entrambi i partiti. Schlein vuole consultarsi con Conte sull’ipotesi avanzata dai due candidati alle primarie, Vito Leccese e Michele Laforgia: sospendere le consultazioni e attendere che si allenti il clamore giudiziario.
Nel pomeriggio la segretaria Dem aveva comunque preso le distanze dalle persone coinvolte nell’inchiesta di Triggiano. Per affermare che “il suo Pd” nulla ha a che fare con quel che è successo. La linea del Partito democratico è chiara: “non accettiamo voti sporchi. Non tolleriamo voti comprati. Chi pensa che la politica sia un taxi per assecondare ambizioni personali senza farsi alcuno scrupolo, non può trovare spazio nel partito che stiamo ricostruendo, le porte sono chiuse e sigillate”.
Con queste premesse lo strappo di Giuseppe Conte coglie davvero di sorpresa il Pd.
La bomba che sgancia di fronte ai giornalisti è tremenda: “Non ci sono le condizioni per svolgere seriamente le primarie”. Uno schiaffone al Pd che non è la normale competizione tra alleati in vista delle europee, perché il leader M5s usa l’inchiesta barese per puntare il dito contro l’alleato di coalizione e nella maggioranza regionale: “L’obiettivo della legalità, della trasparenza, del contrasto a qualsiasi forma di corruzione e inquinamento del voto, lotta ai clan alle mafie sono la premessa indispensabile”.
Schlein è sbalordita. Quello di Conte è un atteggiamento spregiudicato: “Nella maggioranza di Emiliano ci stanno anche loro e lui fa le prediche a noi? Vuole far vincere la destra? Vuole metterci in difficoltà? A che gioco sta giocando?”.
Così il comunicato che esce dal Nazareno è altrettanto duro.
“La scelta di Conte di uscire dalle primarie è incomprensibile. Se il Movimento 5 stelle pensa di vincere da solo contro la destra proceda pure. Ma abbia rispetto per la città di Bari, per gli elettori di centrosinistra e non pensi di dare lezioni di moralità a nessuno. Il Pd resta al fianco di Bari che ha già dimostrato quanto sia importante il Pd come presidio di legalità e di buona amministrazione. Siamo certi che il Pd insieme al centrosinistra vincerà di nuovo le elezioni contro questa destra».
Quello di Conte è un colpo basso, anzi “miserevole”, arriva a dire Marco Furfaro della segreteria Dem. “Il nostro partito e soprattutto la segretaria che lo rappresenta non ha da nascondere un passato o scelte politiche poco attinenti all’etica e alla moralità, ha una biografia specchiata nella lotta per la legalità. Metterlo in dubbio per i propri tornaconti elettorali è miserevole”. E aggiunge: “Che sconforto vedere un partito nato sul principio dell’uno vale uno passare a uno che decide per tutti”.
Francesco Boccia usa toni più morbidi. Del resto è proprio lui, vicino alla segretaria Dem e a Emiliano, a correre in Puglia per capire se si riesce a mettere “una pezza” al disastro. “Le primarie erano e restano il dna del Pd e dei progressisti italiani. Chi le diserta sbaglia”, dice. Avverte che i democratici sosterranno Vito Leccese ma “se Laforgia vorrà confrontarsi con lui e con il Pd, le porte saranno sempre aperte”. Un tentativo estremo di evitare il disastro, ma anche una voce isolata, al momento.
Matteo Renzi, che pure faceva parte della coalizione che aveva promosso le primarie, attacca il leader M5s: “Conte è una banderuola. Lascia le primarie ma non lascia la poltrona”, riferendosi al sostegno dei 5 stelle alla giunta Emiliano in regione.
La candidatura di Vito Leccese, già capo di Gabinetto del sindaco Antonio Decaro, era stata lanciata dal Pd e sostenuta tanto dal primo cittadino uscente quanto dal governatore Michele Emiliano e dal Pd. Michele Laforgia era invece già “in campo” sostenuto non solo dal Movimento cinque stelle ma da Sinistra Italiana il cui presidente Nichi Vendola sembra essere al momento l’unico, con Boccia, che prova a frenare e che, parlando con i giornalisti, giura di voler lavorare “fino all’ultimo per evitare che si vada divisi”.
