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Inflazione, Banca d'Italia rivede al ribasso le stime: 1,3% a dicembre 2024

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 5 Aprile, 2024, 19:53:33 di Maurizio Barra

La Banca d’Italia rivede al ribasso le stime dell’inflazione che “diminuirebbe nettamente nel 2024”, all’1,3% (a dicembre scorso prevedeva 1,9%). “Il forte ridimensionamento dell’inflazione nell’anno in corso – si legge nelle “proiezioni macroeconomiche” pubblicate oggi – rifletterebbe principalmente il contributo negativo dei prezzi dei beni intermedi e dell’energia, solo in parte compensato dall’accelerazione delle retribuzioni (previste in aumento di circa il 3,5 per cento all’anno in media nel triennio 2024-26). L’inflazione di fondo”, quella cioè depurata dei  prezzi di energia, cibo, alcol e tabacco, particolarmente volatili, “scenderebbe al 2% nella media di quest’anno e si ridurrebbe ulteriormente nel prossimo biennio”

Crescita

Per quanto riguarda la crescita, Palazzo Koch conferma le sue previsioni di gennaio e lascia invariata la stima del Pil 2024 dell’Italia a +0,6%. L’anno prossimo prevede una crescita dell’1% e nel 2026 dell’1,2%. “L’attività economica beneficerebbe della ripresa della domanda estera e del potere d’acquisto delle famiglie ma condizioni di finanziamento ancora restrittive e il ridimensionamento degli incentivi all’edilizia residenziale peserebbero sugli investimenti”, si legge nel report.

Per Bankitalia la crescita del Pil dovrebbe rimanere contenuta nel corso di quest’anno e rafforzarsi in seguito, grazie alla ripresa del reddito disponibile e della domanda estera. “Rispetto alle proiezioni pubblicate a dicembre, la crescita del Pil è pressoché invariata: gli effetti positivi di ipotesi più favorevoli su prezzi delle materie prime e tassi di interesse sarebbero in larga parte compensati dal più accentuato rallentamento dell’attività nel comparto edilizio conseguente alla progressiva rimodulazione degli incentivi alla riqualificazione energetica degli immobili”, si legge nelle previsioni.

“I consumi delle famiglie, dopo la forte diminuzione registrata alla fine del 2023, sarebbero tornati a crescere nel primo trimestre e continuerebbero ad aumentare in seguito a tassi lievemente superiori a quelli del Pil, beneficiando del recupero del potere d’acquisto. Gli investimenti rallenterebbero marcatamente, frenati dal rialzo dei costi di finanziamento, da condizioni più rigide di accesso al credito e dal ridimensionamento degli incentivi alla riqualificazione delle abitazioni”, scrive Bankitalia, precisando che “l’effetto di questi fattori verrebbe in parte compensato dall’impulso delle misure del Pnrr”.

Lavoro

La Banca centrale stima che il tasso di disoccupazione cali al 7,5% quest’anno, rimanga allo stesso livello nel 2025 e si limi ulteriormente al 7,4% il prossimo anno. Tre mesi fa la previsione era 7,7% quest’anno, 7,6% il prossimo e 7,4% nel 2026

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