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Genocidio in Ruanda, il lungo lavoro per la riconciliazione

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Ultimo aggiornamento 7 Aprile, 2024, 18:55:37 di Maurizio Barra

Da 30 anni il Ruanda porta avanti un lavoro di riconciliazione, in particolare con la creazione nel 2002 dei tribunali comunitari, i “gacaca”, dove le vittime potevano ascoltare le “confessioni” dei carnefici. Le carte d’identità ruandesi non menzionano più l’etnia e la storia del genocidio viene insegnata in un programma di studio strettamente controllato dal governo: oggi, più del 70% dei 13 milioni di abitanti del Ruanda hanno 30 anni o meno: senza dimenticare il passato, intendono liberarsi dal peso di un genocidio che non hanno vissuto. La giustizia ha avuto un ruolo importante nella riconciliazione, ma secondo Kigali centinaia di persone sospettate di aver partecipato al genocidio sono ancora in libertà, soprattutto nei paesi vicini, come la Repubblica democratica del Congo (Rdc) e l’Uganda. 
Anne Marie e Costantine sono vittima e carnefice. Si sono rincontrati anni dopo il genocidio e hanno accettato di raccontarci la loro storia tragica.

 

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