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L’ex senatore dopo lo scandalo Gallo: «Io l’avevo detto»

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Ultimo aggiornamento 7 Aprile, 2024, 00:53:42 di Maurizio Barra

Stefano Esposito lo aveva denunciato: era il 27 marzo 2013 quando l’allora senatore del Pd si presentò dai carabinieri per segnalare qualcosa di opaco negli appalti di Sitalfa. Cioè la società partecipata di Sitaf al centro dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei cantieri dell’autostrada Torino-Bardonecchia, gestita proprio da Sitaf: «Undici anni fa denunciai, insieme ad Antonio Ferrentino, il sistema opaco degli appalti Sitaf – rivendicava Esposito su Facebook, che all’epoca era nella commissione parlamentare antimafia – Oggi scopro che la mia denuncia “forniva elementi di conoscenza rispetto alle dinamiche contestate”».

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Lo scrive il giudice negli atti dell’inchiesta, riportando che il senatore denunciò dopo aver ricevuto lamentele dagli imprenditori stanchi vedersi scavalcare dai “soliti noti”: «Vado in procura e apro il libro nero di 20 anni» diceva uno di loro. Invece parlarono con Esposito: «Io sono un garantista e per esperienza personale non prendo per oro colato quello che sono gli atti dell’accusa – riflette oggi l’ex senatore Pd – Però rivendico la mia battaglia politica e pubblica contro il sistema Sitaf, i signori delle tessere e il partito delle autostrade. Oggi credo di comprendere che quella battaglia mi è costata molto cara». Poi esprime solidarietà a Salvatore Gallo, ex politico accusato di voto di scambio e peculato: «Io l’ho combattuto a viso aperto, gli ipocriti prendono le distanze e occupano posti grazie a lui. Ve lo dico con il cuore: vergognatevi, nascondetevi per un po’ e tacete».

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