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Ghini diventa Ennio Doris

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Ultimo aggiornamento 8 Aprile, 2024, 21:00:03 di Maurizio Barra

“Non volevo fare il Busto del Pincio, come diciamo a Roma, ma raccontare un uomo con un’umanità particolare. Si può essere personaggi importanti, ma condividere spiritualmente con gli altri i propri sogni e la propria vita”. Usa queste parole Massimo Ghini per raccontare la sua esperienza da protagonista nel film “Ennio Doris – C’è anche domani”, in oltre 150 sale cinematografiche il 15, 16 e 17 aprile. Il titolo è tratto dall’omonima biografia dell’imprenditore e banchiere, edita Sperling & Kupfer, “non ha nessun riferimento con il film di Cortellesi”, sottolinea Cesara Buonamici, moderatrice della conferenza stampa tenutasi ieri a Roma. Il regista Giacomo Campiotti ammette di aver dovuto superare qualche pregiudizio iniziale: “Ne avevo qualcuno, perchè conoscevo poco Doris e pensavo che la storia di un banchiere fosse distante dai film ispirazionali che piacciono a me. Poi ho letto il suo libro e ne sono rimasto coinvolto. Ho intervistato molte persone, tra cui la sua famiglia, e più andavo avanti nella ricerca più ritenevo importante raccontare la storia di un grande sogno realizzato che coinvolge tutti. Intendo dire che oggi il sogno del benessere e del successo è concepito a scapito degli altri, Doris invece aveva un’etica profonda, che gli proveniva dall’etica dell’Italia del dopoguerra. Non volevo raccontare solo il grande imprenditore carismatico, ma il marito, il padre, l’amico, l’uomo che avrebbe avuto successo anche se non avesse fatto il banchiere”. Ad interpretarlo, nella sua versione adulta di successo, è Ghini. “Quella di Doris è una storia che ha dello straordinario, eppure è vera. Io avevo visto giusto nella pubblicità della “Banca Mediolanum costruita intorno a te” e in un faccia a faccia con Minoli, ma non conoscevo bene la sua figura. Ho scoperto un uomo che costruiva la sua impresa considerando l’umanità di chi collaborava con lui”. Alla domanda su cosa senta di avere in comune con questo personaggio risponde: “Come attore ho sempre bisogno di avere di fronte una sfida, non a caso questa volta ho indossato le lenti azzurre”. Battute a parte, si è sentito “sollecitato dal punto di vista professionale e anche come italiano, nel riflettere sul rapporto che abbiamo con la banca, qualcosa con cui ci confrontiamo tutti”. Scherza ancora sulla sua ennesima biografia : “Lo so, da Galeazzo Ciani a Papa Giovanni XXIII le faccio tutte io, anzi se serve sono disponibile”. Poi si fa serio nell’accostare Doris a Mattei, che pure ha portato sullo schermo in “Enrico Mattei – L’uomo che guardava al futuro”: “Attraverso questo film ho conosciuto più approfonditamente la questione legata al crollo di Lehman Brothers (Doris con il socio Berlusconi rimborsò i clienti che avevano acquistato titoli con sotto obbligazioni Lehman Brothers, ndr). Mi ha ricordato quando Mattei nel chiedere un finanziamento porta a garanzia le sue proprietà dicendo: “Non voglio essere ricco in un Paese per poveri”. Ecco, delle biografie a me interessa scoprire l’umanità vera delle persone”.


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