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Il fronte degli atenei, occupato il rettorato della Federico II 

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Ultimo aggiornamento 8 Aprile, 2024, 22:14:43 di Maurizio Barra

Prima l’università di Torino, poi la Scuola Normale Superiore. Adesso vorrebbero seguire il loro esempio anche i docenti, i dottorandi e gli assegnisti degli atenei di Firenze e di Pisa: il fronte che chiede di bloccare il bando di cooperazione scientifica con Israele del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si allarga sempre più. All’Università di Firenze sono oltre 200 tra professori, assegnisti, dottorandi e tecnici-amministrativi ad aver sottoscritto un appello per chiedere ai propri rappresentanti di non aderire al bando. Invitano anche i propri colleghi a “opporsi all’approvazione di eventuali progetti redatti in risposta al bando Maeci nei propri dipartimenti”.

Richiesta condivisa anche dall’ateneo pisano, dove in un documento 25 persone, tra dottorandi e assegnisti di ricerca del dipartimento di Scienze politiche, chiedono “all’università di Pisa, in linea con quanto fatto dall’università di Torino e dalla Normale, di non partecipare al bando Maeci tra Italia e Israele”. Situazione sospesa anche a Bari dove sempre per domani è prevista una seduta straordinaria del Senato accademico per discutere dell’accordo. Il rettore dell’università si è inoltre dimesso dalla Fondazione Med-Or. E intanto continuano a crescere anche le firme alla lettera aperta nazionale indirizzata al ministero degli Affari Esteri: sono arrivate quasi a 2.500. Appelli, quelli negli atenei, che vengono sottoscritti alla vigilia dello sciopero universitario di domani e del presidio alla Farnesina. Gli studenti lo avevano annunciato a fine marzo: dal 3 al 10 aprile si sarebbero mobilitati in tutto il Paese contro il bando Maeci. Promessa mantenuta. E così, come uno degli atti conclusivi di questa settimana di agitazione, la Federico II di Napoli si è svegliata con il rettorato occupato per dire “basta agli accordi con Israele”, come già accaduto a Roma e a Bologna soltanto poche settimane fa. 

 

“La protesta di oggi non è simbolica: non andremo via da qui fino a quando non soltanto il rettore non ci avrà ricevuti ma fino a quando gli accordi che riguardano la Federico II e le ambasciate italiane a Tel Aviv, gli atenei israeliani e le autorità sioniste non saranno rescissi del tutto”, ha fatto sapere la Rete Studentesca per la Palestina di Napoli. “L’occupazione di oggi fa capire come anche la nostra azione del 25 e 26 marzo scorso non sia arrivata da un momento all’altro, ma si inserisce in un contesto di mobilitazione nazionale”, ha commentato Francesco Sampietro del Coordinamento Collettivi Sapienza. Della stessa opinione è Francesca Lini di Cambiare Rotta che ha parlato di “un’ottima iniziativa che rilancia su Napoli anche quello che è stato fatto nelle altre città”. 

Intanto proseguono le iniziative degli studenti per la giornata di sciopero indetto da Usb università che coinvolge oltre venti atenei: dai flashmob con le bandierine della Palestina nelle facoltà alle “mostre sul genocidio” fino alle assemblee pubbliche insieme a docenti, ricercatori e lavoratori. Il presidio davanti alla Farnesina delle 15.00 è programmato proprio per il giorno precedente alla scadenza del bando, che è il 10. Ma già dalla mattina di domani negli atenei si darà il via a dibattiti e confronti: alle 11 è previsto l’appuntamento al pratone della Sapienza con studenti e studentesse, docenti, lavoratori e associazioni universitarie. Diversi saranno poi i presidi e i sit-in in tutta Italia durante lo sciopero generale.

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