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Catherine Deneuve: “Parlare in pubblico è diventato sempre più difficile”

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 9 Aprile, 2024, 09:08:17 di Maurizio Barra

“Sul più bel trono del mondo non si sta bene come seduti sul proprio fondoschiena”. È una battuta che ricorda divertita Catherine Deneuve. La diceva suo padre, è stato lui a insegnarle il valore dell’umorismo. Per questo, racconta, ha accettato di mettersi in gioco a ottant’anni con una commedia che la vede calarsi per la prima volta nei panni di una figura esistente. È la premiere dame Bernadette Chirac, che interpreta nella commedia “La moglie del presidente” della regista esordiente Léa Domenach, dal 25 aprile al cinema e in anteprima a Roma al festival del cinema francese Rendez-Vous.

Cosa l’ha convinta ad accettare?

È stato determinante l’incontro con Léa, che non conoscevo. Fare commedia è molto difficile, questa è scritta bene e soprattutto non è troppo aderente alla realtà. Il che mi ha dato una grande libertà interpretativa.

Alla sua Bernadette viene continuamente ripetuto che non può dire liberamente ciò che pensa. Data la sua fama mondiale, le capita mai di trattenersi dal dire qualcosa?

Di continuo. Oggi non parlo più di niente.

Perché?

Parlare in pubblico è diventato sempre più difficile. Con l’avvento dei social chiunque può dire e scrivere qualsiasi cosa senza neanche firmarsi, allora è meglio dire il meno possibile.

Lei qualcosa negli anni l’ha detta, penso alla sua posizione critica sul “Me Too” e sul politicamente corretto.

Con questa storia del “Me Too” le donne hanno preso potere, e va bene, però tutto questo ha preso una deriva terribile. Il politicamente corretto limita la libertà di espressione.

Ritiene utili le “quote rosa” in vista di una maggiore parità tra uomini e donne, nel cinema e non solo?

Sarebbero utili per ottenere la parità, forse, ma non saprei dirle.

Che effetto le ha fatto interpretare una donna di destra?

Mi sono detta “Perchè no”, la sceneggiatura era buona e poi al cinema non interpreto mai me stessa o le mie scelte personali.

Trova che la sua Bernadette abbia qualcosa in comune con Marine Le Pen?

No, che orrore! Bernadette è una donna del suo tempo, conservatrice e cattolica, non c’entra niente con Le Pen.

Com’è passata da moglie all’ombra del Presidente a una delle first lady francesi più amate?

Aveva le idee chiare su tanti progetti, non ha accettato di essere messa da parte. Ha acquisito importanza piano piano, malgrado suo marito occupasse tutto lo spazio a disposizione.

Tutto è cambiato quando?

Con il lancio della campagna delle Monete Gialle e poi con il libro “Conversazione” del giornalista Patrick de Carolis con cui si è fatta conoscere e ascoltare. Le ha dato un grande successo e spazio e da moglie discreta del presidente è diventata una donna sempre più visibile.

La considera femminista?

Non direi, certo era avanti rispetto alle donne di allora che non avevano la stessa posizione e importanza delle donne di oggi. Era abbastanza classica, con un modo di vedere le cose molto “avanti”.

Le faccio il nome di una premiere dame recente: Carla Bruni.

Non la conosco, non mi sembra abbia fatto molto come premiere dame.

Nel film spunta anche un attore che interpreta Nicolas Sarkozy e che a più riprese prova a riavvicinarsi a Bernadette.

Sarkozy era come un figlioccio per Chirac, rimase molto ferito quando prese un’altra direzione. Bernadette ha visto più lontano di tutti, ha capito che Sarkozy poteva in qualche modo essere d’aiuto.

Parliamo del cinema italiano: lo segue sempre con interesse?

Ho amato gli ultimi lavori di Marco Bellocchio, “Rapito” ed “Esterno Notte”. Ammiro molto il cinema di Nanni Moretti, l’ho appena incontrato a Roma al suo cinema Nuovo Sacher.

Le piacerebbe lavorarci?

Amo molto i suoi film, ma le attrici francesi non lavorano più tanto in Italia. Ho interpretato film di cineasti italiani importanti, però oggi le coproduzioni non si fanno più come una volta.

È nostalgica verso il passato?

Pensare al passato, agli amici che ho perso, alla mia famiglia e tutto è una cosa malinconica. So di aver vissuto anche cose stupende. Ci penso ogni tanto, ma per fortuna sono molto impegnata in quello che faccio.

Come vive l’amore dei fan che ancora la assaltano per chiederle autografi?

Un po’ fa piacere, ma c’è un limite. I cantanti sono più fisicamente abituati ad avere contatto con il pubblico, io da attrice lo sono meno. Non vivo da icona, giusto a volte incontro il pubblico in Francia, o quando giro il mondo con i miei film.

Rivede mai i film che ha interpretato?

No, al massimo ne guardo cinque minuti in tv, poi mi dedico ai film che voglio vedere.

Ce n’è uno a cui è particolarmente legata?

No, ma sicuramente ho nel cuore registi come Francois Truffaut o André Téchiné, che reputo un amico.

Si lancerebbe a interpretare una serie tv?

Ne vedo molte, apprezzo “Succession”, “Homeland”, “Fauda”, ma ancora non mi sono arrivate proposte. Del resto è difficile oggi trovare soggetti davvero interessanti.

Impossibile non chiederle di Marcello Mastroianni, a settembre saranno cento anni dalla sua nascita. Che cosa prova?

Non è il suo centenario che mi cambia qualcosa rispetto a cinque o dieci anni fa, anche perchè lui cento anni non li ha compiuti. Restano i film che ha fatto e la forza dei suoi ruoli.

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