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Milano, la vittima di revenge porn e stalking: "Dopo tante denunce ho assunto un investigatore"

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Ultimo aggiornamento 9 Aprile, 2024, 16:04:28 di Maurizio Barra

 


Milano, la vittima di revenge porn e stalking:

Tgcom24




 

Una relazione durata nove mesi

 L’uomo nel frattempo è stato raggiunto da un “provvedimento restrittivo della magistratura di Monza, che gli impone l’obbligo di firma quotidiano nel suo comune di residenza e il divieto di avvicinamento alla sua ex”. I due hanno avuto una relazione di 9 mesi: “Ci eravamo conosciuti attraverso un gruppo di donne e uomini divorziati. Sembrava uno tranquillo, a modo, anzi lo era, forse perfino troppo educato, non si alterava mai per nulla. Poi ha iniziato a farsi delle idee, voleva una relazione ancora più seria”, ha spiegato la donna, una 40enne separata e con figli piccoli, al Corriere della Sera

 

Fogli appesi ovunque

 Poi lui, che nel frattempo aveva iniziato un’altra relazione, ha iniziato a perseguitarla. L’uomo ha iniziato prima con telefonate anonime, poi le ha sfasciato la macchina e poi ha anziato a lasciarle dei bigliettini. Ma il peggio doveva ancora venire: fogli A4 appesi ovunque, con insulti e immagini di video intimi girati di nascosto. Sui manifesti ha inoltre indicato nome e cognome, numero di telefono, indicazione del profilo Instagram e indirizzo del luogo di lavoro della donna.

 

Il ruolo dell’investigatore

 E per portare alla luce tutto ciò è servito un investigatore, che la vittima ha deciso di assumere e pagare dopo diverse denunce fatte. “L’ha colto mentre distribuiva i volantini: li aveva messi anche davanti alle scuole dei miei piccoli. Ormai avevo preso l’abitudine, prima di svegliarli, di camminare per Cinisello, vedere se c’erano quei maledetti fogli e farli sparire. Se ne stava lì, sulla sua macchina, si addormentava attendendo l’una di notte, le due, per distribuire i fogli”, dice la donna.

 

Una decina di denunce

 A spiegare la scelta di assumere un investigatore è proprio la donna: “Non voglio attaccare le forze dell’ordine, nello specifico i carabinieri ai quali da novembre, da quando è iniziato questo terrore, ho presentato una decina di denunce. Ho incontrato personale empatico, però non hanno i mezzi, non hanno abbastanza pattuglie. O meglio, i tempi della giustizia, per noi comuni cittadini, sono lunghi”, ha detto.

 

“Era ovvio che lo stalker fosse lui ma…”

 “Se mi sono salvata da un epilogo peggiore e tragico è perché ho assunto un investigatore. Sono un’impiegata, prendo 1.600 euro e ne ho spesi 3mila per un detective privato; ho mutuo, figli piccoli, sono separata, i soldi non cadono dal cielo, ho aggiunto l’ennesimo prestito ai tanti e ho pagato l’investigatore”, ha raccontato. Perché, ha aggiunto, “anche se era ovvio che lo stalker fosse lui, nessuno aveva autorizzato intercettazioni o perquisizione sul suo telefono”. 

 

 

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