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Elezioni in Corea del Sud, exit poll non lasciano dubbi: avanti il Partito Democratico di Lee Jae-myung

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Ultimo aggiornamento 10 Aprile, 2024, 23:30:09 di Maurizio Barra

SEUL. I primi exit poll non lasciano dubbi. Il Partito Democratico ha vinto le elezioni legislative in Corea del Sud. Vanno ora capite le dimensioni della vittoria, ma intanto per strada si vedono già sostenitori dell’opposizione festanti per un risultato che dai primi dati potrebbe rivelarsi anche sopra le attese.

Poco più di un’ora dopo la chiusura delle urne, il partito guidato da Lee Jae-myung, soprannominato il Bernie Sanders sudcoreano per le posizioni inusualmente radicali per il Paese asiatico, è accreditato di conquistare tra i 168 e i 196 seggi. Si tratterebbe di una vittoria schiacciante, visto che il totale delle poltrone dell’Assemblea nazionale (il parlamento unicamerale sudcoreano) è di 300. Il Partito del Potere Popolare, al governo dal 2022, ha già praticamente ammesso la sconfitta. «Ci siamo sforzati di praticare una politica in linea con la volontà del popolo, ma i risultati degli exit poll sono una delusione», ha dichiarato Han Dong-hoon, leader della forza conservatrice.

Nell’ultimo comizio di ieri sera, lo stesso Han aveva invitato a votare per il partito di maggioranza perché l’opposizione “senza vergogna” potrebbe “mandare in rovina la Corea”, aggiungendo anche un elemento internazionale: “Vogliono trasformare il nostro Paese in filo cinese”. Tra la folla, nel centro di Seul, c’erano pochi giovani ma diverse bandiere degli Stati Uniti. Dalla periferia, era invece arrivato l’appello del leader dell’opposizione, con Lee che ha chiesto la maggioranza parlamentare per bloccare un governo che “ha tradito il popolo”.

Alle urne si è arrivati tra diversi scandali e in un clima di grande polarizzazione. Andando a votare, i sudcoreani hanno pensato soprattutto a questioni interne: il prezzo delle case, il crollo delle nascite e la grande protesta dei medici in corso da ormai un mese. Con un’alta partecipazione, che con un’affluenza del 67% ha segnato il record degli ultimi 32 anni per le legislative.

Ma l’esito del voto avrà un impatto diretto sulla tenuta del presidente conservatore Yoon Suk-yeol, che sembra aver pagato anche l’ostracismo di fronte alle richieste di commissioni speciali d’inchiesta sulla strage di Itaewon del 29 ottobre 2022, quando 156 persone sono rimaste schiacciate nella calca durante i festeggiamenti di Halloween.

Con la maggioranza parlamentare, Yoon avrebbe potuto operare nuove riforme. C’era persino chi ipotizzava il cambio delle regole per l’export di armi, che le norme di Seul impediscono verso i Paesi coinvolti direttamente in conflitti. Proprio su questo punto, Yoon aveva ricevuto il pressing di Stati Uniti e Nato per fornire sostegno all’Ucraina.

Con la vittoria dell’opposizione, Yoon resta azzoppato per i restanti tre anni di mandato, in scadenza nel 2027. Ma se si profilasse una sconfitta netta, secondo i media locali potrebbe anche rischiare l’apertura di una procedura di impeachment, paventata dall’opposizione per il veto posto di fronte alla commissione di inchiesta su Itaewon (per cui nessun membro del governo ha pagato le conseguenze), ma anche per uno scandalo che ha coinvolto la first lady, che avrebbe accettato in regalo una borsa Dior.

Nonostante non cambi il governo dopo il voto, potrebbero esserci potenziali riflessi in politica estera, con un’opposizione dalla voce più forte nel contestare la linea assunta da Yoon dopo la sua elezione nel 2022. Il presidente ha rafforzato l’alleanza con Washington, ha avviato uno storico disgelo col Giappone e adottato linea dura con la Corea del Nord. L’opposizione è invece equidistante tra Stati Uniti e Cina, giudica il disgelo col Giappone una “umiliazione nazionale” per la rinuncia alle compensazioni per gli abusi del periodo di dominazione coloniale. Il suo leader Lee, indagato per corruzione e uscito quasi illeso da un accoltellamento subito a gennaio durante un comizio, ha una linea molto più dialogante con la Corea del Nord, che sembra seguire a sua volta con interesse l’esito del voto. I media del regime di Kim Jong-un hanno auspicato “la resistenza popolare” a Yoon, definito “un guerrafondaio”.


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