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Gantz, 'restiamo liberi di agire a Gaza, anche a Rafah'

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Ultimo aggiornamento 11 Aprile, 2024, 05:00:01 di Maurizio Barra

“La nostra libertà di operazioni a Gaza resta”. Lo ha detto, citato dai media, il ministro del Gabinetto di guerra Benny Gantz. “Siamo sulla via della vittoria e – ha aggiunto – non ci fermeremo. Andremo a Rafah e ritorneremo a Khan Yunis”.

    Una fonte ufficiale egiziana citata dall’emittente statale Al Qahera su X conferma che sono ancora in corso trattative tra tutte le parti per raggiungere al più presto un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
Si rincorrono intanto al Cairo, secondo i media locali, voci contrastanti su presunte proposte presentate dagli Stati Uniti.
Una fonte egiziana ha già smentito quella secondo cui l’Egitto avrebbe dovuto ispezionare gli sfollati di ritorno al nord di Gaza. Trova invece conferma una crescente pressione internazionale, anche da parte degli Stati Uniti, affinché Israele cessi il fuoco e si astenga dalla minacciata offensiva contro Rafah. Hamas sta esaminando una proposta che prevede una tregua di sei settimane e la liberazione di donne e bambini israeliani in cambio di un massimo di 900 prigionieri palestinesi, ha confermato una fonte del movimento vicina ai negoziati. Lo scambio – riporta Al Jazeera citando una fonte anonima – “includerà 100 condannati all’ergastolo”.
La prima fase del cessate il fuoco comporterebbe anche il ritorno dei civili palestinesi sfollati nel nord di Gaza e la consegna di 400-500 camion di aiuti alimentari al giorno nel territorio, con un aumento consistente già in atto in questi giorni che segnano la fine del Ramadan e la festa dell’Eid El Fitr. “Israele – prosegue Al Jazeera – consentirà l’apertura delle due strade principali della Striscia di Gaza: Al-Rashid e Saleh Al-Din per la libera circolazione degli abitanti di Gaza”.
Il canale del Qatar riporta però che l’esercito israeliano “intenderebbe schierare le sue forze a 500 metri di distanza”. 

 Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha detto lunedì in una telefonata con il suo omologo americano Lloyd Austin che Israele non ha fissato una data per il lancio di un’offensiva di terra a Rafah, contraddicendo il primo ministro Benjamin Netanyahu: lo afferma una fonte del Times of Israel.
Gallant ha detto che lo Stato ebraico sta ancora finalizzando i suoi piani per evacuare i circa 1,5 milioni di palestinesi che attualmente si rifugiano nella città meridionale della Striscia di Gaza dopo essere fuggiti dalle aree di combattimento a nord, ha dichiarato ieri sera la fonte del quotidiano israeliano.
La telefonata tra i capi della Difesa di Usa e Israele era avvenuta poche ore dopo che Netanyahu aveva affermato in una videodichiarazione pubblica che era stata fissata una data per l’operazione a Rafah. “Se ha una data, non l’ha condivisa con noi”, ha detto ieri ai giornalisti il consigliere per la Sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan quando gli è stato chiesto se Gerusalemme avesse informato Washington dei suoi piani. 

I palestinesi celebrano la festa di fine Ramadam, l’Eid Al-Fitr, nei rifugi improvvisati a Gaza e anche sulle macerie di moschee distrutte dai bombardamenti. I siti internazionali mostrano tra le altre una foto con decine di fedeli che si sono riuniti per pregare per l’Eid al-Fitr presso le rovine della moschea al-Farouk a Rafah, distrutta a febbraio durante un’offensiva israeliana. 

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