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Lagarde: 'Sui tassi non ci impegniamo preventivamente'. Si va verso una ripresa graduale'

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Ultimo aggiornamento 11 Aprile, 2024, 19:46:27 di Maurizio Barra

La Bce ha deciso di lasciare i tassi d’interesse invariati. Il tasso sui rifinanziamenti principali resta fermo al 4,50%, quello sui depositi al 4%, e quello sui prestiti marginali al 4,75%.Lo comunica la banca centrale dopo la riunione del Consiglio direttivo. E’ la quinta pausa dopo i dieci rialzi consecutivi cominciati a luglio 2022. 

 “Non ci impegniamo preventivamente su un percorso particolare dei tassi”: lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde al termine della riunione del Consiglio direttivo, precisando che il board continuerà ad essere dipendente dai dati in arrivo. Secondo Lagarde  l’economia dell’area euro “è rimasta debole nel primo trimestre” con il settore terziario solido e la manifattura alle prese con domanda e produzione deboli. Tuttavia i dati puntano “a una ripresa graduale” grazie alla ripresa dei salari reali E all’export’.

 “Dipendiamo dai dati, non dalla Fed” ha aggiunto Lagarde, in risposta alla domanda se a raffreddare l’atteggiamento della Bce sul taglio dei tassi sia il dato molto forte sull’inflazione Usa di ieri. Nella conferenza stampa dopo il Consiglio direttivo, ha aggiunto che “i dati includono anche l’inflazione, tutto ciò che ha rilevanza sarà incluso nelle nuove stime di giugno e gli Usa hanno un mercato e un’economia ragguardevoli”.   “Alcuni membri” del Consiglio direttivo – ha spiegato –  “si sentivano sufficientemente sicuri” di cambiare il verso della politica monetaria già “sulla base dei pochi dati di aprile”, ma poi hanno concordato con la posizione di una “larga maggioranza” che si sentiva più sicura ad aspettare i dati a giugno. 

 “Se la valutazione aggiornata del Consiglio direttivo in merito alle prospettive di inflazione, alla dinamica dell’inflazione di fondo e all’intensità della trasmissione della politica monetaria accrescesse ulteriormente la sua certezza che l’inflazione stia convergendo stabilmente verso l’obiettivo, sarebbe opportuno ridurre l’attuale livello di restrizione della politica monetaria”, scrive il Consiglio direttivo nel comunicato finale. 

 “L’inflazione – scrive la Bce – ha continuato a ridursi, soprattutto per effetto dell’andamento più contenuto degli alimentari e dei beni. Le misure dell’inflazione di fondo stanno perlopiù diminuendo, la crescita dei salari registra una graduale moderazione e le imprese stanno assorbendo parte dell’incremento del costo del lavoro con i loro profitti.
Le condizioni di finanziamento rimangono restrittive e i precedenti rialzi dei tassi di interesse continuano a incidere sulla domanda, contribuendo al calo dell’inflazione. Tuttavia le pressioni interne sui prezzi sono forti e mantengono elevata l’inflazione dei servizi”.

Nel comunicato della banca centrale si legge anche che le “decisioni future assicureranno che i tassi di riferimento restino sufficientemente restrittivi finché necessario”.
Quanto agli acquisti di debito, il Consiglio direttivo “intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Pepp (pandemic emergency purchase programme) nella prima parte del 2024”. Nella seconda parte dell’anno “intende ridurre il portafoglio del Pepp di 7,5 miliardi di euro al mese, in media, e terminare i reinvestimenti nell’ambito di tale programma alla fine del 2024. Il Consiglio direttivo continuerà a reinvestire in modo flessibile il capitale rimborsato sui titoli in scadenza del portafoglio del Pepp, per contrastare i rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria riconducibili alla pandemia”. Infine a fronte dei rimborsi degli importi ricevuti dalle banche nelle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, il Consiglio “direttivo riesaminerà regolarmente come le operazioni mirate e i rimborsi in atto contribuiscono all’orientamento della politica monetaria”. 

 La Bce “ritiene che i tassi di interesse di riferimento si collochino su livelli che forniscono un contributo sostanziale al processo di disinflazione in atto”. Scrive ancora la Bce nel comunicato dopo la sua decisione di politica monetaria. A inizio marzo, invece, la Bce invece riteneva “che i tassi di interesse di riferimento si collochino su livelli che, mantenuti per un periodo sufficientemente lungo, forniranno un contributo sostanziale al conseguimento di tale obiettivo”. 

 Lagarde ha precisato che fra i criteri principali cui la Bce guarderà attentamente nel decidere sui tassi figurano “gli utili, vogliamo essere sicuri che gli utili aziendali assorbano gli aumenti salariali che inevitabilmente ci saranno”. Gli altri criteri riguardano l’andamento dei salari e la produttività. 

Lagarde, procedura deficit non impedisce scudo antispread

 “L’esistenza di una procedura Ue per deficit eccessivo è uno dei quattro criteri che valutiamo nel determinare se un Paese è idoneo per il Tpi (lo scudo anti-spread della Bce, ndr)”, tuttavia “c’è una condizione alternativa che sarà presa in considerazione”. Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, in risposta alla domanda se l’apertura della procedura Ue possa impedire l’attivazione del Tpi. Il riferimento è alla condizione, prevista dal Tpi, che il Paese beneficiario non sia in procedura, o in alternativa non “sia inadempiente nel prendere azioni efficaci in risposta alle raccomandazioni del Consiglio Ue”. 

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