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La maledizione dell'Ages: muoiono anche gli imputati, processo dimezzato

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Ultimo aggiornamento 12 Aprile, 2024, 11:07:25 di Maurizio Barra

Nei mesi scorsi, sono morti due dei tre imputati per i presunti omicidi colposi legati al passato dell’ex stabilimento Ages di Santena, in via Trinità. Il processo va avanti, ma non si occuperà più di ciò che è successo prima della fine del 1991.

«La verità sulle condizioni di lavoro del periodo precedente a quella data, quando i due imputati defunti hanno interrotto l’attività lavorativa, non sarà mai accertata» constata l’avvocato Giacomo Mattalia, che, con la collega Laura D’Amico, assisteva le parti civili. Ovvero il comitato di familiari delle vittime, ex dipendenti e cittadini santenesi che avevano sollevato la questione e, adesso, hanno scelto di uscire di scena dal processo. «Tra gli omicidi contestati inizialmente, cinque non saranno più presi in considerazione perché hanno cessato l’attività lavorativa all’Ages prima dell’arrivo dell’unico imputato rimasto in vita».

Nella fabbrica si producevano manufatti di gomma e negli anni sono emersi diversi casi di tumori tra ex operai. Il processo riguardava le morti di sette di loro, tutte avvenute tra il 2011 e il 2012. Carlo Beccuti, Giuseppe Gerardi e Giovanni Pelizza, direttori generali in diverse fasi dell’azienda, erano stati rinviati a giudizio per omicidio colposo. La prossima udienza, il 17 maggio, sarà solo più a carico di Pelizza.

Come si spiegano i tumori? Resta questa la domanda cruciale a cui dare una risposta. In tribunale, l’anno scorso, la pubblico ministero Marina Nuccio ha chiamato a testimoniare diversi ex operai. Hanno raccontato di polvere di nerofumo che avvolgeva alcuni macchinari e i corpi dei lavoratori, fumi che uscivano dalle presse respirati per anni, talco e amianto in polvere usati nelle lavorazioni senza dispositivi di protezione.

Il nodo della questione resta il rapporto di causa-effetto tra le sostanze utilizzate, che si respiravano all’Ages, e le malattie dei dipendenti. Sul processo incombe anche la prescrizione, complici i ritardi iniziali nelle indagini e nelle prime fasi dell’iter giudiziario.

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