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La strage di Suviana è responsabilità dell'assenza di sicurezza sui luoghi di lavoro

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Ultimo aggiornamento 12 Aprile, 2024, 06:45:41 di Maurizio Barra

C’è l’allusione del sindaco Matteo Lepore, che aveva chiesto una risposta corale alla città: “La storia di Bologna è piena di stragi, sul lavoro e di altro genere, dove prima lo Stato e poi anche alcune aziende partecipate non hanno aiutato la popolazione ad avere piena luce da subito”. C’è il monito dal palco dell’arcivescovo e presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi: “La sicurezza non è un costo, non è un lusso ma è un dovere, un diritto inalienabile per ogni persona”. C’è l’accusa del segretario provinciale della Cgil, Michele Bulgarelli: “Questi sono morti di appalto”. 

La sicurezza non è un costo, non è un lusso ma è un dovere

Card. Matteo Maria Zuppi, presidente Cei

E ci sono diverse migliaia di persone, in piazza per la manifestazione indetta da Cgil e Uil dopo la strage della centrale di Bargi, sul lago di Suviana. Il tutto nelle ore in cui si piangono altri due morti sul lavoro: una ancora in l’Emilia-Romagna, quella di un operaio di 58 anni in un cantiere edile di Piacenza, e l’altra nel Messinese dove un 72enne è precipitato da un’impalcatura. 

Forse non ci sono i 15mila rivendicati dai sindacati e da Lepore sul palco, ma il Crescentone di piazza Maggiore alla fine è pieno. Il corteo, partito poco prima delle 10 da piazza XX settembre, si è ingrossato lungo via Indipendenza. In prima fila, con Bulgarelli e il segretario della Uil Emilia-Romagna Marcello Borghetti, anche le istituzioni a partire dal presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. “Non si può parlare ogni volta di tragica fatalità”, dice il governatore.  ‘Adesso basta!’ è lo slogan della mobilitazione di Cgil e Uil a livello nazionale. 

 

La storia di Bologna è piena di stragi, sul lavoro e di altro genere, dove prima lo Stato e poi anche alcune aziende partecipate non hanno aiutato la popolazione ad avere piena luce da subito.

Matteo Lepore, sindaco di Bologna

Ma a Bologna, dove lo stop del settore privato di 4 ore è diventato uno sciopero generale pubblico-privato di otto, quelle due parole sullo striscione in testa al corteo assumono un tono diverso. Il riferimento di Lepore alle “stragi sul lavoro e di altro genere” che coinvolgono Stato e partecipate rimanda alla mattina del 2 agosto 1980, ma anche al disastro ferroviario di Crevalcore del 7 gennaio 2005 che costò la vita a 17 persone. E ora Lepore chiama Enel, governo e ditte in appalto: “Collaborino con la giustizia”. In corteo si contano venti sindaci, tra cui i quattro più popolati della Città metropolitana. 

In prima fila c’è Marco Masinara, di Camugnano, il comune della centrale. E ci sono i sindacati nazionali, con Luigi Giove della segreteria Cgil e Ivana Veronese per la segreteria Uil: quello della centrale, ricorda, era “un cantiere mobile, non era un cantiere edile quindi a quell’azienda non andrà applicata la patente a crediti”. Il corteo arriva in piazza Maggiore, che si riempie mentre sul palco si alternano gli interventi. Sale Zuppi: un cardinale in una piazza sindacale non si vede spesso, ma qui il presidente della Cei si è molto interessato al mondo del lavoro e alla montagna. “Serve molta più attenzione alla sicurezza sul lavoro e dobbiamo farla più che dirla”, dice. 

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